HANNO DETTO
Ambrosini svela cosa successe all’intervallo di Milan Liverpool: «Gattuso urlava contro Pirlo, poi Ancelotti disse…»
Ambrosini, a Cronache di Spogliatoio, rivela cosa successe in quel maledetto intervallo del match tra Milan e Liverpool
Il ricordo della finale di Champions League tra Milan e Liverpool ad Istanbul resta una ferita aperta, ma anche una fonte inesauribile di aneddoti. A distanza di anni, Massimo Ambrosini ha deciso di fare chiarezza su cosa accadde realmente nei minuti che precedettero il clamoroso blackout rossonero. Intervistato dai microfoni di Cronache di Spogliatoio, l’ex mediano ha raccontato un retroscena curioso legato alla sua assenza dal campo, vissuta inizialmente dalla tribuna insieme a Pippo Inzaghi e Christian Brocchi.
Ambrosini, autore del gol decisivo nella semifinale contro il PSV, ha confessato il timore di non apparire come “protagonista” nei ricordi futuri a causa dell’abbigliamento formale. «La mia mente elabora questa cosa: se vinciamo la partita ed entriamo in campo a festeggiare con i compagni, tra 30 anni chi vedrà le foto mi vedrà in campo con la cravatta e quindi la gente saprà che non avevo giocato quella finale», ha ammesso il centrocampista spiegando la genesi del loro piano.
Ambrosini, il cambio d’abito segreto e le urla di Gattuso
Mentre il primo tempo si chiudeva sul rassicurante punteggio di 3-0, i tre decisero di intrufolarsi negli spogliatoi per indossare la divisa da gioco sotto la tuta. Proprio dal bagno dei locali, Ambrosini divenne testimone oculare dell’atmosfera carica di tensione, nonostante il triplo vantaggio. Il clima non era affatto di festa anticipata, come molti hanno ipotizzato negli anni per giustificare la rimonta subita dalla squadra di Ancelotti.
«Io so cos’è successo nello spogliatoio all’intervallo. Sento Gattuso che urlava con Pirlo, Sandro Nesta che dice di stare calmi, e poi arriva il mister che dice ‘basta! Sedetevi che ci sono due o tre cose fare’», ha svelato Ambrosini, descrivendo un ambiente elettrico ma concentrato. Purtroppo, la scelta dei tre “esclusi” di prepararsi in anticipo per i festeggiamenti si rivelò un autogol psicologico: «Io esco poi dallo spogliatoio con la maglietta e diciamo che questa cosa non ha portato molta fortuna». Un frammento di storia che aggiunge un ulteriore tassello a quella notte incredibile.