Calciomercato
Mercato Milan, 170 milioni spesi… in flop. Si salvano solo Modric e Rabiot, ma la campagna estiva è bocciata in pieno
Mercato Milan, la campagna estiva si è rivelata un completo flop. Dei 170 milioni di euro si salvano solo Modric e Rabiot
Il Milan di Massimiliano Allegri attraversa una crisi profonda, segnata da un girone di ritorno ben lontano dagli standard iniziali: dai 42 punti del giro di boa si è crollati a soli 25, con appena 16 gol segnati e 5 sconfitte incassate da gennaio a oggi. Sotto la lente d’ingrandimento finisce inevitabilmente il calciomercato da 170 milioni di euro. Ben 11 acquisti che avrebbero dovuto garantire il salto di qualità e che invece, per la stragrande maggioranza, hanno tradito le attese. Tra i fiaschi più evidenti spicca Christopher Nkunku, definito un «equivoco tattico» costato 38 milioni, e Ardon Jashari, il cui impatto è stato nullo a causa di un grave infortunio e di una collocazione tattica ancora incerta.
Anche la difesa e le corsie esterne hanno mostrato lacune preoccupanti. Pervis Estupinan è considerato uno dei flop maggiori, tanto che Allegri lo ha «bocciato in fretta» preferendogli il giovane Bartesaghi. Delusioni cocenti arrivano anche da Niclas Fullkrug, arrivato a gennaio ma apparso come un «lontano parente» del bomber visto a Dortmund, e dalle scommesse acerbe come Athekame e Odogu. Nemmeno i 23 milioni spesi per Samuele Ricci hanno garantito la titolarità sperata, con l’ex Torino relegato spesso al ruolo di prima riserva del centrocampo.
Mercato Milan, l’eccezione dei veterani: il carisma di Rabiot e l’eterno Modric
In questo panorama critico, solo due profili di spessore internazionale hanno risposto presente. Adrien Rabiot, pagato appena 7 milioni, ha vestito i panni del «salvatore della patria» garantendo 6 gol e quella compattezza che è mancata al resto del reparto. Accanto a lui, l’infinito Luka Modric ha mostrato una leadership e uno spirito di sacrificio d’altri tempi a quasi 41 anni. La sua assenza forzata per infortunio fino al termine della stagione pesa ora come un macigno, evidenziando l’errore della dirigenza nel non aver previsto un «piano B» all’altezza. Restano le prestazioni pulite di Terracciano e quelle altalenanti di De Winter, decisamente troppo poco per risollevare una stagione che si sta chiudendo tra i processi interni.