HANNO DETTO
Conferenza stampa Spalletti: «Psg Bayern? La Champions premia lo scompiglio, ma contro il Milan ci siamo adattati»
Conferenza stampa Spalletti, le parole del tecnico della Juve prima del match contro il Verona sul tema divertimento del match contro il Milan
Nel giorno di vigilia, Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa per presentare il prossimo impegno della Juventus. Il tecnico bianconero ha affrontato diversi temi, partendo da un sentito omaggio ad Alex Zanardi, per poi soffermarsi sul confronto tra il calcio italiano e quello europeo dopo le discussioni nate attorno allo spettacolo offerto da Psg-Bayern e Milan-Juventus.
ZANARDI – «Ci tenevo a salutare un uomo unico, per valori e nella vita, come Alex. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, quello che ci ha trasmesso nelle sue battaglie è incredibile e unico. Quando ho saputo del fatto, io il minuto di silenzio l’ho fatto da solo perché una testa, una mentalità così forte, una resilienza, una disponibilità alla battaglia è stato qualcosa di incredibile. Lo saluto volentieri».
PSG BAYERN – «La Champions in generale non premia la sicurezza. Premia chi crea lo scompiglio non chi lo evita. Noi si tende ad avere controllo nelle situazioni del nostro calcio. In Champions League hanno questa attenzione nelle giocate che spaccano gli equilibrio, oltre i reparti, gli avversari. Ci sono calciatori forti dentro la Champions, che creano questa instabilità. La velocità del gioco, le giocate di quelle che danno vantaggio di quei calciatori lì, creano difficoltà. In questa velocità di gioco si crea una instabilità dove tu puoi prendere vantaggi ma reggere a quell’urto lì, a quelle corse lì, diventa più difficile. Il calcio moderno per me va verso questa decisione di prendersi qualche rischio, non paga soltanto mantenere un ordine e un ritmo basso. Poi nel ritmo basso tutto diventa prevedibile, leggibile. Bisogna un po’ adeguarsi a questo livello qui. Mantenere il proprio stile di gioco quando il battito cardiaco sembra toglierti il fiato è un’ulteriore qualità. Rimanere lucidi in quelle partite diventa difficilissimo ma se mantiene equilibrio ci sta tu vada a prendere vantaggio da ciò che genera la partita. La direzione è comunque quella. Io non sono rimasto contento dalla partita di Milano, giocare queste partite ti rimpicciolisce un po’. Ti tiene in ordine, porti il risultato a casa ma non prendere posizione non mi piace. Non voglio vederlo dalla mia squadra, ti fa stare a metà con ciò che vogliamo diventare. Se non mantieni un livello di frequenza tutto diventa prevedibile, ci siamo adattati alle regole del Milan e questo a me non piace. Avevo un buco nello stomaco perché son fatto così e lo vivo così, l’ho fatto presente alla squadra il giorno dopo. In Champions League c’è un livello differente».
VICENDA ARBITRI – «Non so un profondo conoscitore di queste dinamiche. Con tutto quello che viene detto, se si ha un po’ di buon senso di lasciar scorrere le cose senza avventarsi a dire qualcosa di nuovo secondo me è meglio. Essendo abbastanza anziano come professionista ne ho conosciuti diversi di direttori di gara, molto bravi e molto capaci. Non so quello che sia successo, ho visto che siamo in un momento dove bisogna ricreare un po’ di ordine perché un po’ di disordine c’era e tutti stanno lavorando in quella direzione. Ma l’arbitro designato domani è uno dei più talentuosi e mi aspetto che faccia il suo dovere con il massimo della professionista punto e basta».
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RENDERE LA SERIE A UN CAMPIONATO PER GIOVANI – «L’ho già detto, sarebbe la soluzione per tutti, per la FIFA e la UEFA. Deve diventare un regola fatta da queste potenzialità che controllano un po’ il calcio. Non possiamo farla soltanto noi. Tutte le nazioni devono avere un Under, non si parla solo per noi ma si generalizza anche per le altre. Lì sei obbligato. Nella partita dell’altra sera (della Juve Primavera ndr) in cui ho visto un paio di calciatori importanti nella nostra squadra e anche nell’Atalanta, mi viene difficile pensare che non perda un po’ forza la Prima squadra nel far giocare quei giocatori lì. Bisogna acchiappare qualcosa di meglio e la Seconda squadra te lo permette. Quella è una realtà corretta. Ma va imposto in campo uno di 18/19 anni. La fucilata nella notte è lavorare coi ragazzini per gli anni futuri, ce ne vogliono minimo 4 perché con 3 non sei tranquillo. Per mantenere il livello ce ne vogliono 3/4. Non solo abbattere i confini ma anche un tentativo di far crescere il calcio in generale, l’attenzione in generale verso i propri calciatori. Si può parlare di sistemi di allenamento, di attenzione verso i giovani, non giovani. Ma quella ti impone delle regole su tante cose, l’obbligo su tante cose. È quello lì, quello che ho già detto».
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