Pellegatti: «Cardinale e la fiducia ad Amorim? Contano i risultati. Il rendimento di Goncalo Ramos preoccupa. E su stadio e mercato...» - ESCLUSIVA
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Pellegatti: «Cardinale e la fiducia ad Amorim? Contano i risultati. Il rendimento di Goncalo Ramos preoccupa. E su stadio e mercato…» – ESCLUSIVA

Carlo Pellegatti è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Milannews24 per analizzare il momento del Milan, dalle dichiarazioni di Gerry Cardinale alla posizione di Ruben Amorim

Carlo Pellegatti, storico giornalista e grande conoscitore dell’ambiente rossonero, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Milannews24, affrontando alcuni dei temi più importanti dell’attualità del Milan. Al centro della conversazione le recenti dichiarazioni del proprietario Gerry Cardinale, la fiducia nei confronti di Ruben Amorim, le prestazioni della squadra e le prospettive in vista del derby contro l’Inter. Spazio anche al futuro di Christian Pulisic, al progetto del nuovo stadio e alle possibili operazioni del mercato invernale.

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Partirei dalle dichiarazioni di Gerry Cardinale uscite oggi. Volevo un tuo commento, soprattutto per capire se sia possibile credere ancora alle sue parole.

«Il mio parere è che forse, in ogni caso, serviva, vista l’ultima sconfitta. Si parlava di ultima spiaggia, serviva una dichiarazione forte di Gerry Cardinale. Detto questo, vedremo i prossimi risultati.

Speriamo che questa sua convinzione, questa sua idea e questo suo proposito vengano poi aiutati dai risultati, che possano allontanare ogni tentazione.

Ma io volevo ricordare che nel 1996, ai primi di dicembre, alla vigilia di Piacenza-Milan, a Milanello ho intervistato Adriano Galliani, che si è anche un po’ seccato per la mia domanda. Gli ho chiesto se Tabarez rischiasse e lui mi ha detto: “Tabarez è il nostro allenatore e sarà il nostro allenatore”.

Il giorno dopo il Milan perde a Piacenza con la rovesciata di Luiso e, appena dopo 24 ore, domenica sera, Tabarez va via e arriva Arrigo Sacchi.

Questo per dire che anche i propositi più buoni, le convinzioni e la stima nei confronti degli allenatori devono sempre essere correlati ai risultati.

Quindi io mi auguro che Cardinale abbia guardato negli occhi Amorim e abbia guardato negli occhi i giocatori, perché tutti siano convinti e abbiano fiducia. Guardare negli occhi le persone serve per capire se hanno davvero quella convinzione. Prendiamo atto».

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Hai introdotto il tema di Amorim, facendo intendere che le dichiarazioni di fiducia di Cardinale vadano prese con cautela perché devono essere sostenute dai risultati. Cosa ti sta convincendo di più e di meno del suo lavoro in questi primi mesi di stagione, considerando anche l’emergenza infortuni e la pesante sconfitta casalinga contro il Bologna?

«Ecco, io non ho mai seguito direttamente tutti gli allenamenti di Amorim a Milanello. Non vorrei che, per partire forte, abbia studiato una preparazione agile di gamba, per partire bene, con il rischio che poi, magari non lavorando su forza e intensità, quando sono arrivate le partite di seguito, i campi più pesanti eccetera, il Milan ne risenta.

Io non ho certezze su questa mia affermazione, perché non ho mai visto gli allenamenti di Amorim. Non vorrei che il Milan pagasse un po’ questo.

Sul piano tattico, quando il Milan gioca con i suoi dodici-tredici titolari, come con l’Atalanta, è una squadra che può competere a eccellenti livelli. Non ha, mi sembra, una rosa a livello quantitativo straordinaria. Ecco il mio dubbio.

Riguardo ad Amorim, delle cose che mi facciano pensare che sia il Milan di Amorim, delle svolte tattiche o delle invenzioni tattiche, sinceramente non le ho viste.

Quello che mi preoccupa, e la domanda epocale, riguarda uno dei nostri giocatori che in questo momento stanno un po’ deludendo, non sul piano della prestazione o dell’impegno, ma sul piano della prolificità, cioè Ramos.

È lui che gli dice di stare indietro? Perché ho visto le heatmap e sono preoccupanti per un attaccante. Quindi è Amorim che gli dice di stare indietro oppure è Ramos che preferisce girare intorno all’area?

Questo è un altro problema. Ramos deve essere valutato meglio, fino adesso è stato deludente sotto il piano delle conclusioni. Il gol di Cissé deve farlo Ramos, non Cisse».

E’ arrivato ill rinnovo di Christian Pulisic fino al 2031, un altro prolungamento importante dopo quello di Pavlovic, con Rabiot e Cisse all’orizzonte. Credi che Pulisic abbia lo standing, per quanto dimostrato in questi tre anni al Milan, per diventare il simbolo tecnico ed economico del progetto di Cardinale?

«Allora, per quello che riguarda lo standing, per usare la tua parola, tecnico certamente sì, è un grande giocatore.

Non mi sembra che, per sua attitudine mentale o, se preferite, per il suo carattere, per il suo modo di essere nello spogliatoio e nella squadra, sia un leader trascinatore.

Non mi sembra, ma lo dico io. Noi diciamo queste cose, io sono sempre cauto, lo sottolineo sempre, perché noi parliamo di allenamenti, parliamo di Milanello. Io personalmente lo dico con grande prudenza, perché non si fanno i fenomeni, non si sa se a Milanello sia così.

Non mi sembra, perché mi sembra un tipo riservato e taciturno, il leader morale di una squadra. Non mi sembra, ma conoscendolo poco, certamente può essere un leader tecnico».

Guardando al derby contro l’Inter, che partita ti aspetti? Quanto può pesare il momento delle due squadre?

«Diciamo così: se io vedessi il Milan che ha battuto l’Atalanta, o perlomeno il Milan dei primi sessanta minuti contro l’Atalanta, e mi confermasse un’Inter che fatica un po’ come con il Venezia, è chiaro che la partita sarebbe equilibratissima.

Non so se il Milan ripeterà Bergamo e se l’Inter sarà un po’ in difficoltà sul piano della prestazione come con il Venezia.

Non dico come con la Fiorentina, perché con la Fiorentina ha avuto tante occasioni. Era un po’ casuale quel vantaggio della Fiorentina, perché l’Inter aveva avuto tante occasioni.

Se il Milan ripetesse delle buone prestazioni sarei tranquillo, altrimenti no».

Ieri è stato svelato il progetto del nuovo stadio di Milan e Inter. Senza entrare nei dettagli tecnici, qual è il tuo giudizio personale sull’impianto per quello che è stato mostrato?

«Noi siamo affezionati a San Siro, io sono affezionato a San Siro. Poi, quando ho visto il Tottenham Stadium, ho capito che bisogna andare avanti, che bisogna ripartire.

Forse era un po’ più caratteristica, era un po’ più particolare la cattedrale che abbiamo visto qualche anno fa. Questo è molto lineare».

Cardinale nell’intervista ha parlato anche di mercato, annunciando una strategia aggressiva per gennaio con l’obiettivo di ampliare la rosa e le rotazioni a disposizione di Amorim. Credi che arriveranno rinforzi importanti?

«Da quello che so io ci saranno degli interventi. Da quello che so io, non so quanto aggressivi».

Guardando la rosa attuale, in quali reparti pensi che il Milan debba intervenire maggiormente?

«Io non so se interverranno lì, non mi risulta, però io prenderei un difensore centrale dal piede destro, un difensore di fascia forse e soprattutto un attaccante per completare il reparto».

SI RINGRAZIA CARLO PELLEGATTI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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