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Editoriali

Intrigo Manchester United: le lacrime di Solskjaer, lo zampino di Mendes, il rimpianto Conte

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Il Manchester United, non potrebbe essere altrimenti, è il club al centro del mondo calcistico in questa settimana. Non soltanto in Inghilterra, naturalmente, perché in ballo c’è una decisione che potrebbe addirittura andare a sconvolgere gli equilibri internazionali.

La commozione di Ole Gunnar Solskjaer nell’ultimo saluto ai canali ufficiali dei Red Devils avrà forse intenerito tutti coloro i quali si sono scagliati contro il suo operato. Il lavoro dei sogni che diventa incubo in un lungo e faticoso travaglio emozionale, al culmine del quale la sofferenza dell’uomo colpisce più degli errori dell’allenatore.

Ma il calcio è così, crudele soprattutto con chi vive su una panchina sempre o quasi traballante. E su quella panchina toccherà adesso a Michael Carrick sedersi, con il classico ruolo da “caretaker manager” in attesa di eventi e novità. Che secondo la stampa britannica e quella francese potrebbero navigare nella direzione di Mauricio Pochettino, forse non così entusiasta della sua vita parigina e tentato anziché no di rimettere piede in Premier League dopo l’esperienza con il Tottenham. Il che andrebbe a scatenare un vorticoso sconquasso continentale con Zinedine Zidane magari pronto per ereditare il Paris Saint Germain delle meraviglie.

Sempre che il famigerato Jorge Mendes non decida di metterci lo zampino. Sono in molti infatti a sostenere che il portoghese abbia in qualche modo accelerato l’esonero di Solskjaer, per assecondare la sete immortale di successo del “suo” Cristiano Ronaldo e magari per abbeverare quel delirio d’onnipotenza da re del calciomercato e non solo. E così non stupiscono le voci su Julen Lopetegui, tecnico del Siviglia assistito proprio dall’agente lusitano, nome caldo insieme a quello di Erik ten Hag.

Certo che, però, se noi fossimo tifosi del Manchester United un piccolo-grande rimpianto ce l’avremmo eccome. Ripensando al fatto che non più di 20 giorni fa il tecnico campione d’Italia con l’InterAntonio Conte, era ancora un uomo libero, insomma, la scelta dei tempi e dei modi poteva essere migliore.