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Gazidis:«Credo in Pioli. Stadio? Ecco come siamo messi»

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Ivan Gazidis, nel corso della sua intervista a Sette – Corriere della Sera, ha parlato di Pioli e dello stadio. Le parole

Ivan Gazidis, nel corso della sua intervista a Sette – Corriere della Sera, ha parlato di Pioli e dello stadio. Le parole:

FORZA DEL MILAN – «Do molto credito alla leadership di Pioli, un uomo curioso, che segue come il calcio si evolve, ma anche alla fame dei giocatori. Il calcio è anche un gioco mentale. Ho letto un libro molto interessante, The captain class, parla del tiro alla fune: ci sono degli studi, quando una persona tira contro un’altra sviluppa una certa forza, quando ci sono otto persone da una parte e otto dall’altra scopriamo che il singolo ce ne mette di meno. Perché in un angolo del cervello pensa che qualcun altro si farà carico della sua responsabilità. Ci sono giocatori la cui influenza va oltre la performance in campo, si sviluppa nel 5% che danno in più a tutti gli altri. Ibra è così. Ma anche Kjaer è un leader e, con stili diversi, Kessie e Bennacer».

DONNARUMMA – «Non voglio parlare del caso specifico, ma posso dire quello che sta succedendo.
Il calcio non ha più i proprietari bene fattori. È un modello che è cambiato 30 anni fa, con l’arrivo del denaro dei diritti tv: tanti soldi, nessun controllo dei costi. Questo ha continuato a crescere fino a quando non erano più 10-20-30 milioni
all’anno, ma 100: molti proprietari hanno dovuto tirarsi indietro, nel calcio sono entrati Stati interi. In questo contesto chi cerca di proteggere il club è visto come il diavolo, ma non è così».

ABBANDONARE LA SQUADRA – «È facile apparire bene ma mettere la squadra a rischio. Poi tu magari te ne vai, e la squadra resta con i problemi. Chi dice dei no viene demonizzato e questo crea una grande pressione a continuare a spendere. Ma non si può spendere per sempre. Chi dice no è solo abbastanza coraggioso da mettere la squadra davanti a sé. Perché il sistema ha cominciato a rompersi. E poi è arrivato il Covid».

CONSEGUENZE – «Non l’abbiamo ancora visto del tutto. So che la gente sta tornando allo stadio e si può pensare che sia tutto passato, ma non è così. Noi al Milan non vogliamo dire no alle ambizioni, ma dare al club la forza per costruire un futuro indipendente di successo. La gente parla di 10 milioni come se non fosse denaro vero, ma alla fine bisogna pagare le fatture: io voglio che il Milan sia forte abbastanza per farlo. Altrimenti c’è sempre un sogno che ha bisogno di essere salvato, ma questo club non deve essere salvato, ma costruito. E se è costruito bene starà in piedi da solo e guarderà avanti. Ho detto dal primo giorno che sarebbe stato difficile, a volte servono decisioni impopolari. Ma i tifosi cominciano a capire il nostro modello: due anni e mezzo fa c’era tanto scetticismo, dentro e fuori la squadra, ora no, la gente ci sostiene».

ASPETTATIVE – «A noi piacciono le alte aspettative! Puoi arrivare primo o quinto ma quello che conta è mostrare che si può avere fiducia nel club. Siamo stati fra i pochi al mondo nelle condizioni di poter investire quest’estate, il Milan sta crescendo dal punto di vista economico e la gente sta tornando ad essere orgogliosa di essere milanista. Quello che conta è costruire questo senso di appartenenza, altrimenti si tratta solo di stare a guardare dei milionari che prendono a calci un pallone».

STADIO – «Noi siamo pronti. Prima lo facciamo, prima Milano avrà non solo uno stadio a
livello mondiale, ma due squadre a livello mondiale. Sarà importante anche per la città: la gente verrà a Milano e sarà uno dei posti che vorrà visitare, come il Duomo».

 

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