Gattuso senza coraggio e battuto dalla sua stessa arma: il cuore

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Il Benevento pareggia meritatamente con una rete allo scadere del portiere Brignoli gettando il cuore oltre l’ostacolo, proprio quello che paventava Gattuso

Pareggio che demoralizza ulteriormente l’ambiente Milan ancora alla ricerca di una continuità di risultati che, anche oggi contro l’ultima in classifica ancora a zero punti, non è arrivata.

I limiti di questo Milan sono tanti ed evidenti: costruzione del gioco ancora fatta da vampate estemporanee portate avanti dal talento dei soli Suso e Bonaventura; Kalinic, autore della rete del 2-2, totalmente inutile nel momento in cui è stato chiamato a far salire la squadra o a sbloccare il risultato – con la porta quasi sguarnita – nel primo tempo su intervento dell’eroe di giornata Brignoli.

Ma soprattutto, l’errore e il limite più grande del Milan fermato oggi a Benevento, lo commette Gennaro Gattuso: l’allenatore rossonero non solo non è riuscito a trasmettere il fuoco della passione ai proprio calciatori, colpevoli di essere rimasti fin troppo sorpresi dal coraggio mostrato dal Benevento, ma sopratutto di non aver saputo far gestire da grande squadra il momento di difficoltà scaturito dall’espulsione di Romagnoli.

Dopo il rosso al difensore milanista, avvenuto ad un quarto d’ora dalla fine, la scelta di Gattuso di sostituire Suso per inserire Zapata ha di fatto consegnato (questo a prescindere dal risultato poi avveratosi) il totale controllo del match al Benevento che sull’onda dall’entusiasmo ha disputato 10 minuti di attacco continuo verso la fragile roccaforte eretta da Gattuso. In quei convulsi minuti finali si è assistito ad un Milan piccolo, piccolo che palesa i propri limiti tecnici ma soprattutto caratteriali. Per ripartire bisogna pensare non solo in grande ma soprattutto da grande perché oggi, nel finale, la squadra da salvezza sembravamo noi.