HANNO DETTO
Costacurta e la magia degli anni ’80 a Milano: «Tra calcio e amore, in quel Milan c’era solo un obiettivo in campo»
Costacurta, i retroscena inediti sulla Milano da bere: dalle feste a casa Berti al rapporto speciale con Berlusconi
Gli anni ’80 a Milano hanno rappresentato un’epoca irripetibile, un mix perfetto di successi sportivi e vita notturna sfrenata che è rimasto impresso nel cuore dei protagonisti. Costacurta, storica colonna del Milan, ha ripercorso quel periodo magico nel podcast Penombre, dipingendo il ritratto di una città vibrante dove la rivalità con l’Inter si accendeva solo sul rettangolo verde, lasciando spazio a un’amicizia sincera fuori dal campo.
Il racconto dell’ex difensore non si limita al calcio giocato, ma scava nell’organizzazione quasi perfetta del club rossonero sotto la guida di Silvio Berlusconi. Dalla gestione dei problemi familiari alla logistica quotidiana, i calciatori erano messi nelle condizioni di non avere alcun pensiero che non fosse l’obiettivo sportivo o la vita mondana. Un’atmosfera elettrizzante che ha segnato la storia del calcio italiano e della stessa metropoli lombarda.
MILANO E ROMANTICISMO – «Negli anni 80 a Milano c’erano tante ragazze da corteggiare, si stava bene: tutti volevano restare. Durante la settimana uscivamo con gli interisti, poi in campo ci scornavamo. Organizzavamo le feste a casa di Nicola Berti, era bellissima e quando avevi bisogno di romanticismo andavi lì. In quegli anni non avevi altri pensieri se non giocare e fare l’amore. Faccio un esempio: nel 1989 mia madre ebbe un problema di salute serio e si occupò di tutto Berlusconi: il giorno dopo l’avevano già portata a Zurigo. In quel Milan non si doveva neanche cercare la casa, te ne mettevano quindici a disposizione e dovevi solo scegliere: c’era solo un obiettivo in campo. E uno fuori…»
CORAGGIO E BARTHEZ – «Mio padre mi disse, prima di morire, che avrei sempre dovuto avere coraggio come calciatore. Per questo andai a tirare un rigore (segnando) ai Mondiali in Francia-Italia del 1998: mi stava sulle scatole Barthez, mi aveva fregato una ragazza bellissima a Cap d’Antibes qualche anno prima. E quel coraggio l’ho mostrato con Martina, la donna più bella d’Italia e ora mia moglie. Mi stava scappando, dovevo fare qualcosa. Lei doveva sfilare per Armani, io sapevo che dopo ogni evento di quel tipo Giorgio organizzava cene a casa sua: era venerdì sera e la domenica avevo il derby, ma presi coraggio e chiamai Armani chiedendogli di invitarmi. Non era la mia comfort zone, ma certe volte devi tirare fuori quel coraggio che non hai se vuoi realmente una persona. Il nostro amore è iniziato da lì».