Milan, lascia stare i giovani e concentrati sui parametri zero

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Da qualche anno a questa parte, i fondi disponibili per il mercato rossonero, sono sempre meno. Un po’ per la crisi economica, un po’ per il Fair Play Finanziario, i tifosi sono stati obbligati a smettere di sognare.  Dopo le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva, anche per sopperire al calo di entusiasmo che stava dilagando fra i sostenitori milanisti si è deciso di adottare la politica del “largo ai giovani”. Da Galliani a Berlusconi, da Tassotti ai diversi allenatori passati da Milanello, ogni sessione di mercato, il ritornello non cambiava. E dopo i vari El Shaarawy, Gabriel, Niang e le promozioni in prima squadra di Cristante e De Sciglio si è deciso di  puntare ancora su giocatori affermati, ma in fase calante. Possibilmente a parametro zero. Facendo un primo bilancio, si può dire che sia stata una scelta molto saggia. Ma la storia del Milan insegna: con la presidenza Berlusconi, la squadra è sempre stata composta da campioni o giocatori affermati ed i vari giovani inseriti (comunque pochi), hanno avuto la possibilità di crescere in tutt’altro clima. Dopo i  fallimenti Grimi, Mattioni, Viudez,Cardacio e Vilà, sembrava che il Milan avesse invertito rotta, vuoi per una rete più accurata di scouting, vuoi per semplice fortuna.  Ed ecco che sorgono i veri problemi,nel lo sviluppo e nella gestione da parte della società; escluse le eccezioni El Shaarawy e De Sciglio, è stato un susseguirsi di “fallimenti”: uno su tutti Bryan Cristante.

Giovanissimo, esordì fra gli undici di Allegri e la scorsa stagione venne inserito stabilmente in prima squadra. E’ stato utilizzato solamente in 3 occasioni e, nel momento in cui, a causa degli infortuni,  avrebbe potuto dimostrare il suo valore, la società decise di acquistare Essien, trentunenne in fase calante. Discorso simile anche per Petagna,  cui venne preferito, in situazione del tutto analoghe, Matri. Erano entrambi tra i giovani più promettenti del campionato Primavera, attualmente, uno milita nel  Benfica, dopo essere stato ceduto durante la sessione estiva e, l’altro, è in prestito al Latina in serie B. Capitolo Niang. L’attaccante francese, dopo buoni scorci di stagione, è stato mandato in prestito al Montpellier, squadra della Ligue 1, cui era riservata la possibilità di eventuale riscatto. L’attaccante classe ’94, ha dimostrato personalità e duttilità tattica in un periodo in cui la squadra non aveva una precisa idea di gioco. Ha peccato di freddezza davanti alla porta in più occasioni, Camp Nou su tutte, ma a soli 19 anni avrebbe avuto tutto il tempo di migliorare e limare questo difetto. Attualmente è l’ultima riserva del reparto offensivo di una squadra senza campioni e in ricostruzione, il Milan. Con queste premesse storiche, non è difficile capire per quale motivo la società rossonera abbia deciso di puntare su giocatori più affermati ed affidabili. E i numeri sono dalla loro parte. Diego Lopez,Alex, Rami, Torres, Menez, tutti giocatori acquistati a cifre molto vicine allo zero che tanto bene stanno facendo con i colori rossoneri. La maglia del Milan pesa sulla schiena di questi giovani, che hanno tanta voglia di fare bene quanta pressione sulle spalle  e, la società, più della piazza, non ha pazienza. Ed è per questo motivo  che il Milan deve cambiare obiettivi.

Dimentichiamoci dell’ Ajax, dell’Arsenal o del Borussia Dortmund e cerchiamo di acquisire giocatori funzionali allo staff, alle strutture ed  alla dirigenza.  No ai Suso, ai Rabiot, ai Bakkali o ai Rekik  (promettenti dal contratto in scadenza Giugno 2015) e che si punti sui  Schone o Chantome (anche loro con  scadenza Giugno 2015). Uomini di esperienza in cerca di riscatto e prestigio, che potrebbero aggiungere qualità, in un immediato futuro, nel reparto che più ne ha bisogno: il centrocampo. E soprattutto a costo zero. Giusto o sbagliato, compiere una scelta è il modo migliore per crescere, anche rinunciando a qualcosa. E se quel qualcosa sono i giovani, nessuna tragedia, nessun problema. Ma chiarezza. Nessun proclamo sulla nuova gioventù o sul futuro. Si percorra la via del presente e dei giocatori che possono dare, sin da subito, un contributo concreto. Ben vengano i De Sciglio, ma senza ricercarli, gli El Shaarawy e i Niang, senza spendere cifre folli. I tifosi, come hanno sempre dimostrato, sono sempre rimasti al fianco della società e se la linea da sposare è questa, allora, meglio una qualificazione alla Champions oggi che una plusvalenza domani

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