Ma questo Milan è solo da terzo posto…?

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Di fatale, nel pomeriggio intenso di ieri, ci sarà stata semmai l’autorete di Marques tale da
spalancare le porte di una vittoria pesante per il Milan e di un’altrettanto pesante tonfo interno
del Verona che spesso aveva gioito delle sciagure rossonere nel suo ostico terreno del Bentegodi
Un’affermazione netta degli uomini di mister Inzaghi il quale ha ridato un’anima e un entusiasmo
del tutto nuovi all’ambiente rossonero ma soprattutto sembra come se facesse respirare diverse
arie di rivincita dopo le ultime stagioni deludenti. Mi viene spontaneo utilizzare il termine arie al
plurale perché a voler prendersi una rivincita sono praticamente tutti, in primis la società con in
testa il presidente Berlusconi, il più delle volte criticato perché poco vicino alla squadra e oggi
autentico portafortuna vista la sua presenza fissa a Milanello da diverse settimane qualche giorno
prima della partita; dalla società all’allenatore, quel mister Filippo Inzaghi che in 12 anni di
militanza da giocatore ha sempre mostrato una gran voglia di fare in campo e quella stessa voglia
adesso la trasmette saggiamente ai giocatori i quali riassaporano pian piano uno spirito vincente;
in ultimo proprio loro, i giocatori, con un’attenzione particolare a chi lo scorso anno ha recitato
una parte in chiaroscuro e attualmente veste i panni del trascinatore: Keisuke Honda, il
giapponese in maglia numero 10 mattatore con una doppietta a Verona.
La voglia di rivincita in sostanza è il fattore chiave del Milan di quest’anno, l’elemento aggiunto che
può farti fare la differenza in ogni momento e farti raggiungere traguardi insperati più di quanto
non ti aspetti. Inevitabili sono i paragoni con un Milan allora reduce da stagioni a dir poco
fallimentari e sgonfio in seguito ai cicli d’oro di Sacchi e Capello. Sto parlando infatti del Milan di
Alberto Zaccheroni, il tecnico di Cesenatico approdato sulla panchina milanista nella stagione
1998/99 per riportare i colori rossoneri nel calcio che conta. Come non dimenticare all’inizio di
quel campionato i pronostici che giravano intorno alla squadra: 4° o 5° posto sarà il piazzamento
finale, traguardo Coppa Uefa. Effettivamente, quando vieni da campionati in cui perdi tutto non
puoi ambire troppo in alto ma programmare molto gradualmente e quel Milan pareva non potesse
andare oltre a un semplice piazzamento Uefa. Invece, sotto gli occhi degli scettici, fu scudetto a
fine stagione al termine di un testa a testa incredibile con la Lazio la quale si vide sfumare il
tricolore dopo essersi fatta rimontare la bellezza di 7 punti arrivando a chiudere il suo campionato
a 69 punti, una sola, sottile lunghezza dietro al Milan dei miracoli vittorioso a 70.
Ora, si potrebbe descrivere una situazione simile. Si scrive e si dice tanto sulla Juventus e sulla
Roma, ennesima corsa a due fra le “regine” attuali del calcio italiano senza, almeno così è sulla
carta, alcuna possibilità che una terza “incomoda” possa inserirsi.
Il 3° posto viene considerato l’obiettivo della stagione in corso, in poche parole, un obiettivo
superiore al 4°-5° posto profetizzato per il Milan di Zac. La cosa migliore da fare in certi casi è
continuare a pensare partita dopo partita, intenti a vincere ogniqualvolta ci si appresta a scendere
in campo. Se poi si riprende il discorso sulla voglia di rivincita aleggiante a Milanello, da Berlusconi,
a Inzaghi (lui ne ha tantissima nei confronti di Allegri, una sfida da vivere fino all’ultimo quella che
si gioca sulle panchine di Milan e Juve) a Honda passando per tutti gli altri singoli, questo Milan
di oggi non è da sottovalutare…

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