ESCLUSIVA MN24 – Avv. Raimondo: «Ecco la verità su Elliott e il Milan»

Elliott
© foto Gordon Singer, proprietario del fondo Elliott

Abbiamo intervistato in esclusiva l’Avvocato Felice Raimondo in merito ad Elliott e alla struttura societaria del Milan

Abbiamo intervistato in esclusiva l’Avvocato Felice Raimondo, ideatore del blog l’avvocato del Diavolo che tratta diversi tempi di calcio e finanza. Gli abbiamo chiesto alcune delucidazioni sulla struttura societaria del Milan e sul futuro del club rossonero.

Il progetto di Elliott, ben esposto da Gazidis nelle scorse settimane, ha una visione decisamente di medio-lungo termine. Questo non è in contraddizione con la natura finanziaria stessa del fondo americano che ha, come noto, il principale obiettivo di rilanciare il marchio per venderlo successivamente?

«In realtà la visione di Gazidis sposa in pieno quella della proprietà. Infatti, contrariamente a quello che si pensa, il fondo americano nei suoi investimenti non ha una logica di breve termine, ma di medio-lungo termine. Come’è stato già spiegato nel mio blog da un bravissimo collaboratore esperto di mercati finanziari, ci sono diversi esempi (Hess Corp, Opus Bank, Arconic, Citrix System) che dimostrano questa strategia».

Elliott poteva uscire dall’affare massimizzando il profitto ma non lo ha fatto. Questo spiega che il rendimento finanziario nel breve termine non è l’unico scopo che muove il fondo americano. Se vi state chiedendo perché, la motivazione è semplice. Nei succitati quattro casi, Elliott ha alleggerito la sua posizione consentendo l’entrata di soci di minoranza, mantenendo però sempre il controllo del board e quindi la maggioranza.

«La spiegazione va ricercata nella definizione stessa di attivismo, tipica del fondo Elliott (tutt’altro che speculativo in senso negativo) per il quale la reputazione internazionale è fondamentale. Dunque rimettere in piedi un club come il Milan, impiegandoci anche più tempo del previsto, consentirebbe al fondo di migliorare ulteriormente la sua immagine nei confronti del mercato e quindi di future società nelle quali Elliott potrebbe investire. Questo discorso può essere riassunto in una frase: i soldi contano ma non quanto l’immagine reputazionale che potrebbe portarne molti di più».

Sotto la gestione Elliott il brand Milan è indubbiamente cresciuto (merito anche della collaborazione ad esempio con Roc Nation), ma dal punto di vista dei “meri numeri” le entrate derivanti dagli sponsor non sembrano aver rispettato le aspettative. Come giudica l’operato di Elliott in questo senso?

«Il Milan ha stipulato diverse partnership interessanti, e quella con RocNation è un chiaro esempio. Questo accordo potrebbe aprire molte porte per future collaborazioni, soprattutto negli USA. Ciò posto, è chiaro come i ricavi vadano aumentati anche con la stipula di nuovi accordi commerciali e su questo aspetto c’è ancora tanto da fare. Soprattutto in ottica FFP, che costringe i clubs a muoversi nello spazio del conto economico, aumentare sensibilmente i ricavi deve essere la stella polare dell’AC Milan. Speriamo di scoprire presto chi saranno gli sponsor che occuperanno queste caselle: retro sponsor, sponsor di manica, naming di Milanello, car sponsor».

Capitolo stipendi: il contratto Ibrahimovic rappresenta una sorta di “anomalia” nel monte stipendi del Milan. Nei prossimi mesi la dirigenza dovrà trattare altri due rinnovi importanti ed economicamente dispendiosi come quelli di Donnarumama e Calhanoglu. Pensa che nell’ottica di Gazidis entrambe le operazioni siano sostenibili da un punto di vista economico o è quasi obbligata la partenza di qualcuno?

«Gazidis ha più volte ripetuto che il monte salariale va abbattuto, ma non credo intendesse anche in relazione ai migliori giocatori in rosa, per i quali credo verrà fatto un tentativo per tenerli in squadra. Anche aumentando il loro stipendio. Com’è stato già spiegato nell’articolo sul blog che ha analizzato l’ultimo bilancio, l’eventuale aumento degli stipendi relativo ai prolungamenti sarà mitigato da due fattori:

  • margine ricavato dallo scostamento con il 19-20 per effetto del mercato estivo 2020;
  • inizio esecutivo dei nuovi contratti ad esercizio inoltrato: siamo già a fine ottobre quindi 4 mesi in meno rispetto all’annualità piena».

Nel suo blog www.feliceraimondo.it ha mostrato come la proprietà del Milan appartenga realmente ad Elliott (con tanto di dimostrazioni documentali) in risposta al servizio di Report. Molti tifosi e addetti ai lavori tuttavia si chiedono come mai un fondo americano di fama mondiale come Elliott abbia scelto come soci (si pensi alla Project Red Black e al Milan) due imprenditori campani con un patrimonio decisamente inferiore.

«Chi ha letto i miei recenti articoli sa che Blue Skye non è un socio alla pari di Elliott (in nessuna delle società che riguardano il Milan), questo perché tutti i poteri assembleari sono saldamente nelle mani del fondo americano grazie alla maggioranza degli amministratori di Classe A. Ergo la quota azionaria pari al 49,99% nelle scatole lussemburghesi non è sintomo di una gestione alla pari con Blue Skye. Può sembrare strano ma è così e capita spesso che la percentuale azionaria non rifletta poi i reali poteri all’interno della società. Nella finanza e nel diritto societario, 2+2 non fa sempre 4. Per questi motivi la gestione ed il controllo di Project e del Milan sono saldamente nelle mani di Elliott».

Capitolo stadio: il nuovo impianto e il distretto multifunzionale costeranno in totale 1,2 miliardi di euro. Una cifra che difficilmente Elliott potrà “recuperare” senza una cessione del club. Pertanto quando si aspetta che, citando Bellinazzo, il Milan passi da una proprietà economica ad una industriale?

«Elliott potrebbe non liquidare tutta la sua partecipazione ma restare con una quota di controllo, consentendo però l’ingresso di nuovi investitori. E considerato che con l’approvazione del progetto stadio (che tutti auspichiamo arrivi in fretta) il valore del club rossonero aumenterà ulteriormente. Nel futuro del Milan difficilmente vedo un singolo proprietario che spenda oltre un miliardo per rilevare il 99,93% del pacchetto azionario. Quindi credo che nei prossimi anni potrebbero esserci più realtà, sia finanziarie che industriali. Questa visione futura può essere tradotta in tre parole: quotazione in borsa. Magari proprio a Wall Street, una realtà che i Singer conoscono molto bene».