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Hernanes gela Leao: «Gli manca il cervello da attaccante, doveva andare via con Theo Hernandez»

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Leao

Hernanes critica duramente la prestazione del portoghese contro l’Udinese, mettendo in discussione il suo futuro in rossonero

Il pesante tracollo interno del Milan contro l’Udinese ha lasciato strascichi pesanti, e nel mirino della critica è finito ancora una volta Rafael Leao. Il numero 10 rossonero, schierato da Massimiliano Allegri come punta centrale nel tridente, ha deluso profondamente le aspettative, fallendo occasioni nitide e apparendo spesso estraneo alla manovra. Negli studi di DAZN, il “Profeta” Hernanes non ha usato mezzi termini per analizzare il momento del portoghese, suggerendo che il suo ciclo a Milano potrebbe essere giunto al capolinea già da tempo.

L’analisi di Hernanes parte da una valutazione sull’attitudine del giocatore e sul suo legame con il club: «Per quello che Leao ha espresso e per la sua attitudine, secondo me lui doveva andare via già con Theo Hernandez. Insieme, a braccetto. Però pensavo che magari con Allegri potesse fare questo salto in più che tutti noi aspettiamo, perché è un talento incredibile. Però gli manca sempre qualcosa». Secondo l’ex centrocampista, nonostante il cambio di guida tecnica, Leao non è riuscito a compiere quello step evolutivo necessario per diventare un leader costante e trascinatore.

Hernanes, fischi e limiti mentali: la sentenza del Profeta

Il punto focale della critica riguarda la metamorfosi tattica voluta da Allegri, che però sembra aver accentuato i limiti caratteriali del giocatore piuttosto che risolverli. La reazione di San Siro al momento della sostituzione è stata il termometro di un rapporto ormai logoro: «Oggi era difficile, giocava in modo diverso. Però mancava qualcosa nella lotta. E infatti San Siro l’ha fischiato di brutto quando è uscito perché la pazienza è ormai finita con lui».

Hernanes ha poi concluso il suo intervento con una riflessione sulla discontinuità che da sempre accompagna la carriera del classe ’99, sottolineando come la forza fisica e la tecnica non bastino se manca la giusta predisposizione psicologica per il nuovo ruolo: «Quando lui è presente si vede che fa colpi eccezionali. Ma quando è assente mentalmente non produce niente. Per la forza fisica che ha, anche per la buona tecnica… Non c’è il cervello da attaccante». Una sentenza definitiva che fotografa una crisi di identità tecnica che rischia di pesare enormemente sulle ambizioni stagionali del Milan.

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