Kakà: «Paquetà mi ricorda i miei anni migliori anche se avrei dovuto curarmi di più»

Sheva Kaka Piatek Paqueta
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Kakà sincero e melanconico a poche ore dal Derby di Milano, il ragazzo è ormai ex giocatore ma sempre con il Milan nel cuore

Kakà ed il il Derby, un binomio che per anni ha fatto sognare i tifosi rossoneri e che ancora riposta alla memoria le gesta del campione brasiliano nel Milan campione d’Europa, il grande Milan di Ancelotti, nel quale il ragazzo fu protagonista tanto da meritare ancora ovazioni e cori al solo passaggio in borghese sotto la curva sud. Intervistato questa mattina da Gazzetta dello Sport, prova a dire la sua sulla stracittadina che varrà un buon pezzo di qualificazione alla prossima Champions League. «L’Italia è nei miei pensieri. Quando sarà il momento non lo so, ma prima o poi tornerò, è nel mio radar. Ci vorrà del tempo, però si può parlare di un Rinascimento della Milano del calcio. L’Inter era già tornata in Champions, il Milan ora è terzo. È già qualcosa e un bene per tutte e due».

SU PIATEK E PAQUETÀ- «Quello che impressiona di Piatek è che sia sempre al posto giusto nel momento giusto. È veramente un bell’acquisto. Paquetà? I paragoni non mi piacciono, ma è stata bella la sua scelta di venire al Milan così giovane. La sua strada è in Europa e Leonardo sarà importante per lui come lo fu per me. Mi fa piacere che Paquetà faccia cose belle lì, perché mi fa ricordare i miei anni passati al Milan».

UN SOLO RIMPIANTO- Una pensiero anche per Ronaldo, suo ex compagno di squadra al Real ed in perfetta forma fisica a 34 anni, da qui un rimpianto che forse porterà dietro per sempre: «Forse visti i problemi che ho avuto avrei potuto prendermi prima un fisioterapista che si prendesse cura di me. Mi avrebbe fatto rendere di più, anche se ho avuto la fortuna di giocare in club molto organizzati. Avrei dovuto investire di più su me stesso».

SU ICARDI- «So poco e non voglio entrare nel merito. Mauro è un giocatore che sposta gli equilibri. In questo particolare momento dominato dai social è difficile per i giocatori gestirsi. Icardi è importante per l’Inter, penso che la cosa migliore sarebbe dirsi: “Parliamone davvero” e risolvere».