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ESCLUSIVA MN24 – Gandini: «Gazidis come Galliani: avrà pieni poteri»

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Intervista in esclusiva targata Milannews24 con Umberto Gandini, storico ex dirigente rossonero dal 1993 al 2016. Quell’aneddoto su Jack…

Intervista in esclusiva ai microfoni Milannews24 con Umberto Gandini, storico ex dirigente rossonero dal 1993 al 2016 e attuale amministratore delegato della Lega Basket Serie A, il quale ha rivelato qualche aneddoto legato al calciomercato e al suo mancato ritorno nell’organigramma rossonero, nell’estate 2018. Ecco le sue parole:

Signor Gandini, qualche giorno fa, abbiamo appreso la notizia riguardo l’annullamento del campionato italiano di Basket, causa pandemia Coronavirus. Quale crede possa essere la soluzione più appropriata per il calcio italiano? 

«Domanda molto difficile. Credo che la decisione finale spetti all’evoluzione del virus: per quanto uno possa lavorare, pianificare e pensare, si ritrova inevitabilmente a confrontarsi con la pandemia. Nel caso del Basket, avevamo cercato di prefissare delle scadenze, ripartendo con cognizione di causa e in buona fede, ma ci siamo ritrovati a fare i conti con una serie di costi troppo pesanti e senza troppe certezze. Il calcio vive una situazione differente: frutta tantissimi soldi legati ai diritti televisivi e ha tanti ricavi sia dal punto di vista delle sponsorizzazioni che da quello legato agli incassi stadio. Partendo dal presupposto che, a porte aperte, non si potrà giocare per chissà quanto tempo, il calcio abbia il dovere di provare a ripartire, almeno a livello nazionale. Tuttavia, dipenderà da diverse varianti: quanto il calcio avrà le cosiddette «spalle grosse» per supportare l’attesa per lo sviluppo della pandemia e l’eventuale delusione derivante dell’impossibilità di concludere la stagione. Mi auguro si possa ripartire, assolutamente».

Lei ha rappresentato una figura fondamentale nell’organigramma Milan per 23 anni: qual è il ricordo che suscita più emozioni? Può raccontarci qualche aneddoto riguardante qualche trattativa saltata o conclusa in extremis, nel corso di questo lasso di tempo così esteso? 

«Tantissimi ricordi e tantissime emozioni, senza dubbio. Il più bello in assoluto, direi legato al successo di Atene 1994, la finale contro il Barcellona: la mia prima Coppa dei Campioni da dirigente. Fu un momento particolare perchè ci trovavamo di fronte una squadra fortissima ed una serie di circostanze avverse: giocammo la nostra semifinale un giorno dopo rispetto i blaugrana e, una volta arrivati ad Atene, scoprimmo che avevano fatto incetta di tutti i servizi riservati alle squadre. Dovemmo accettare soluzioni che, in quella situazione, non avremmo preferito inizialmente: sembrava tutto esser partito sotto un’onda negativa. Poi, nonostante le squalifiche di Baresi e Costacurta, facemmo una partita incredibile, tanto che venne considerata la più bella del secolo scorso. Un altro splendido ricordo fu sicuramente l’altra finale di Atene, nel 2007: quella splendida cavalcata con Ancelotti che ci permise di affrontare nuovamente il Liverpool.

Per quanto riguarda le trattative che ricordo con più piacere, potrei raccontare un aneddoto riguardo l’arrivo di Jack Bonaventura: l’ultimo giono di mercato, ad un quarto d’ora dalla fine della sessione estiva, io e Galliani stavamo bevendo un aperitivo, a Casa Milan. Ricordo che arrivò una telefonata fulminea che ci informò dell’arrivo di Percassi, presidente dell’Atalanta: fu un bel discorso da affrontare davanti ad un aperitivo. Jack è una persona spledida, si è comportato sempre in maniera egregia e gli auguro ogni bene. Un altro bellissimo ricordo riguarda la mancata cessione di Kakà al Manchester City, che aveva offerto una cifra monstre; sembrava davvero fosse fatta. Poi, la decisione di Ricardo, cambiò tutto».

C’è stata una concreta possibilità di tornare a far parte dell’organigramma societario del fondo Elliott, nell’estate 2018? Che idea si era fatto riguardo Gazidis? 

«Si, nell’estate 2018 eravamo davvero vicini; ci sono stati colloqui ad altissimo livello, si è andato avanti con le contrattazioni in un periodo incerto per le sorti dell’azienda. Gazidis stava trattando la sua posizione e quando tutte le cose andarono al proprio posto, si è convenuto non fosse il caso di definire l’accordo. Per quanto riguarda Gazidis, lo conosco da tanti anni, dal momento in cui arrivò all’Arsenal, dall’MLS: il rapporto personale e professionale è ottimo. Sono contento si sia reso conto della necessità di prendere in mano in prima persona la società. Cosa che, forse, avrebbe dovuto fare prima. Evidentemente, fino a questo momento, non lo riteneva necessario».

Come valuterebbe un eventuale approdo di Rangnick sulla panchina rossonera, nonostante le smentite? 

«Seguo il Milan da appassionato, senza entrare nel merito di vicende societarie e quant’altro: non è più il mio ruolo. Mi sento solo di dire che, il Milan, è sempre stato guidato da una figura forte e che agisse in prima persona per rappresentare la società, (Galliani). Adesso, quel compito è affidato a Gazidis che, allo stesso modo, mi sembra rappresenti la proprietà».

 

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