Donnarumma scegli: lascia Raiola o il Milan

Mino Raiola
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Si è aperto l’ennesimo capitolo della questione Donnarumma al Milan: una storia che ricorda il romanzo di Sciascia fatto di uomini, ominicchi e quaquaraquà

“Uomini, ominicchi e quaquaraquà” questa la distinzione ideata da Leonardo Sciascia nel suo Il Giorno della Civetta, romanzo ancora attuale alle tematiche della quotidianità umana, non ultimo il calcio.

La questione Donnarumma però il calcio giocato lo sfiora soltanto: la richiesta dell’annullamento di contratto chiesta a gran voce dal procuratore Mino Raiola, omuncolo o ominicchio come definito da Massimiliano Mirabelli al termine della trattativa estiva per il rinnovo di Gigio, è la palese dimostrazione di come anche nel calcio gli uomini, quelli veri, restino la minoranza.

PRESSIONE PSICOLOGICA – Proprio all’indomani della vittoria contro il Bologna, primo successo dopo tre turni di campionato opachi per il Milan, “l’ominicchio” Raiola ha pensato bene di affossare ulteriormente il piccolo focolare di serenità venutosi ad instaurare a Milanello scatenando il suo personale inferno: «Il contratto di Gigio – che non presente alcuna clausola rescissoria – è stato firmato in seguito a costanti pressioni psicologiche da parte del club e dei media, pertanto va annullato». Una richiesta senza precedenti che non nasce, come prevedibile, per caso: nelle scorse settimane infatti Gigio ha ricevuto alcune importanti richieste da parte del PSG che però, stando alle notizie filtrate dai piani alti di Casa Milan, non sarebbero (almeno per il momento) state prese in considerazione.

Un vero e proprio affronto per Raiola che, per tutta risposta, ha inoltrato al proprio avvocato il mandato di battagliare per liberare Gigio dal rischio di diventare la bandiera di un Milan ancora non così “grande” da meritarsi la sua firma.

DONNARUMMA QUAQUARAQUÀ – E come per Sciascia in questa storia dai contorni opachi anche Gigio riveste un ruolo: sì, perché il portierone rossonero ammettendo nel silenzio l’operato del proprio procuratore ha dimostrato di essere un quaquaraquà ovvero colui che, senza metterci la faccia, ha deciso di voltare le spalle ai propri compagni, ai propri tifosi e alla propria società, la stessa che in estate – sotto ipotetico ricatto psicologico – ogni anno ha deciso di consegnargli 6 milioni di euro (+ 1 al “fortunato” fratello Antonio).

FASSONE E MIRABELLI, GLI UNICI UOMINI – E come in ogni romanzo che si rispetti in contrapposizione alle figure negative già citate ci vanno invece i protagonisti, i personaggi positivi: Fassone e Mirabelli. Sì, perché tra decine di errori commessi in sede di calciomercato, il duo di dirigenti milanisti in estate con l’affare Donnarumma ha voluto lanciare un segnale chiaro: i nostri talenti siamo in grado di tenerli, proteggerli e ben pagarli. Un gesto che, va da sé, lancia un segnale al folle mercato dei petroldollari e che è servito a dare anche al nuovo Milan dei cinesi il diritto di residenza nel calcio che conta. Quello dei ricchi.

La questione Donnarumma-Raiola resta però aperta e difficilmente la soluzione che verrà trovata gioverà al Milan, l’unico soggetto onesto partorito da questo folle romanzo, ma permetterà al duo di omuncoli e quaquaraquà di trovare la via d’uscita più comoda per abbandonare la nave che non affonda ma che ha il demerito di non viaggiare alla velocità di crociera desiderata.