Cosa fare per riportare (l’anno prossimo) il Milan in Champions

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Il pareggio contro il Sassuolo ha di fatto tagliato le gambe: vedere il Milan in Champions, obiettivo minimo di inizio stagione, ora è quasi impossibile

La classifica parla chiaro: l’1-1 con il Sassuolo, risultato bugiardo per quello che si è visto in campo, mantiene il Milan ad otto punti dal quarto posto, al momento appannaggio di Lazio e Roma a pari merito a quota 60. Occasione persa per i rossoneri che, a meno di clamorosi miracoli, dovranno concentrarsi sulla lotta Europa League. E’ presto per fare analisi, anche perché la prossima settimana (derby di Roma, Milan-Napoli e Atalanta-Inter) sarà decisiva per capire se ci siano ancora qualche minima speranza di avvicinarsi al quarto posto. Ad oggi, però, c’è un dato che allarma e che dovrebbe far scattare qualcosa in seno alla società: il Milan, in Serie A, ha il decimo attacco più prolifico. Solo 43 gol, meno di Fiorentina (44), Torino (46), Atalanta (47) Sampdoria, Inter e Roma (50), Napoli (66), Juventus (74) e Lazio (75).

Questo divario deriva principalmente dal mancato arrivo di un attaccante top: dopo un’estate alla ricerca di Morata e Aubameyang, Belotti e Diego Costa, si è optato per Kalinic e André Silva che, insieme, hanno fatto gli stessi gol del solo Khedira ed uno in meno rispetto a Cristante. Numeri che raccontano di un anno difficile, tra i flop di Montella ed il tentativo (riuscito ) di Gattuso di ridare dignità ad una squadra apparsa troppo spesso in balia dell’avversario nei primi mesi della stagione. Ora, indipendentemente dal budget a disposizione, la società deve necessariamente arrivare ad un grande attaccante se vuole ridurre il gap con chi sta sopra: la Juventus (Higuain), il Napoli (Mertens), la Roma (Dzeko), la Lazio (Immobile) e l’Inter (Icardi), hanno tutte il loro centravanti di fiducia che, in stagione, garantisce dai 20 ai 30 gol. Il Milan non ce l’ha e, in una corsa punto a punto, questo fa la differenza. E anche le dietrologie spingono Mirabelli e la sua squadra a puntare sul ‘grande bomber’. Vedasi alla voce Scudetto 2011 con Pato, Robinho e Ibrahimovic che fecero 14 gol a testa. O l’anno successivo con lo scudetto sfumato per pochi punti – l’anno dell’incredibile gol di Muntari – con Ibra che chiuse con 28 gol in Serie A e regalò il secondo posto al Milan.