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Pato: «In questo Milan di oggi io farei dieci gol»

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Ronaldinho Kakà Pato

Alexandre Pato, nel corso di una diretta su Twitch del Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla propria carriera

Alexandre Pato, nel corso di una diretta su Twitch del Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla propria carriera:

«Io prossimo attaccante del Milan? Nel futuro perché no, non si sa. Sono arrivato molto presto al Milan, quando arrivi molto giovane devi avere persone intorno a te che ti stiano vicino. Io ero da solo, non c’era nessuno. Una volta uscito dall’allenamento rimanevo da solo. Mi divertivo in campo, giocavo come se fossi in strada. Non mi faceva impressione chi avevo di fianco, mi divertivo con loro.

Purtroppo ho iniziato con gli infortuni, lì mi sono mancate tante cose. Ero sempre solo, quando volevo parlare con qualcuno, dire quello che sentivo non potevo. Quando sono tornato a giocare sono tornati anche gli infortuni, poi sono dovuto tornare in Brasile. Sono state delle scelte, anche non mie. Io ho saputo dopo che il Milan volesse darmi solo in prestito, però purtroppo non è andato così.

Sono stato influenzato per tornare in Brasile. Ho cambiato altre squadre, ora sono qui oggi e ora ho la testa di un ragazzo di 31 anni che è molto diversa da quella di un ragazzo di 18. Poi in un Milan così farei come minimo 10 gol). Quando vedi i ragazzi di oggi c’è sempre tanta gente al loro fianco, in quel periodo non c’era questo approccio».

Il Milan comunque è stato come una casa per me, una famiglia, però c’è stato un momento in cui mi sono sentito solo. È stata una bella esperienza, rimarrà sempre nel cuore, ci sono tante cose che sono capitate… È successo, ora guardo al futuro».

SU LEAO – «È un giocatore molto importante, è bravo. Il calcio non è solo arrivare a Milanello, allenarsi e andare a casa. Devi concentrarti sul tuo lavoro, se sei in un posto come in Italia in cui la tattica è importante devi imparare, studiare, guardare le partite. Vedo che ha tutto questo potenziale, può fare di più.

A volte quando era Milanello volevo tornare subito a casa, il calcio non è così. I giocatori hanno un lavoro molto veloce, due-tre ore sul campo e poi si va a casa. Bisogna curarsi anche in palestra, focalizzarsi sulla testa. Deve capire bene dov’è, deve lavorare molto sulla testa, deve capire quello che rappresenta. Sono sicuro che farà molto bene, e lo auguro non solo a lui ma a tutti i giocatori».

SUI RICORDI – «Quando sono arrivato a Milanello è stato bellissimo. Prima però sono andato a fare un test. Il dottore mi chiese di coprirmi l’occhio con una mano, io mi appoggiai la mano troppo forte sull’occhio e ebbi qualche problema. Il dottore mi mise un collirio, quando andai a Milanello a fare la prima foto ero con l’occhio praticamente chiuso.

Poi quando incontri un giocatore che ha fatto la storiA. Ancelotti a pranzo chiese a tutti di alzarsi per salutarmi, tutti si sono alzati e mi hanno dato la mano. Ho visto il rispetto di tutti quei grandi giocatori, è stato bellissimo. Ogni giocatore nuovo deve rispettare gli altri e avere l’umiltà di conoscere gli altri che hanno fatto la storia. Quando nel gruppo tutti vanno nella stessa direzione è il segreto, per questo abbiamo vinto lo scudetto. Tutti giocavano solo per vincere, nessuno per sé stesso».

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