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Criscito: «C’è chi nasce capitano e chi lo diventa. Ecco l’errore da non fare»

Alessandro Sgamma

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Criscito ha parlato al Secolo XIX di cosa vuol dire essere capitani e come svolgere al meglio questo ruolo

Criscito ha parlato al Secolo XIX di cosa vuol dire essere capitano e di come si svolge al meglio questo ruolo

PRIMA PARTITA DA CAPITANO – «Andiamo indietro un po’ di anni, alla stagione 2009/2010. Genoa-Milan 1-0, gol di Sculli sotto la Nord. Avevo 23 anni, il Ferraris era a porte chiuse, un po come adesso. Peccato non ci fossero i tifosi ma per me resta una giornata indimenticabile».

CAPITANI SI NASCE O SI DIVENTA – «C’è chi nasce capitano e chi lo diventa. Io ho sempre sognato di farlo, anche quando giocavo da ragazzino. Lo sono diventato allo Zenit dopo un po di anni, ho realizzato il sogno di farlo nel Genoa, la squadra del mio cuore».

ERRORE DA NON FARE – «Deve trasmettere tranquillità a tutti i compagni, deve sentirsi responsabile di tutti. E non deve mai sentirsi più importante degli altri, è l’errore più grande che un capitano può commettere».

CAPITANI D’ISPIRAZIONE – «Ne ho avuti due che sono stati per me punto di riferimento nella mia carriera: Marco Rossi al Genoa e Danny allo Zenit. Bei capitani, molto diversi fra loro. Rossi era tranquillo fuori dal campo ma in campo si faceva sentire eccome, ti trascinava. Danny aveva carisma, in campo e fuori».

CAPITANI AL GENOA – «Il ruolo è lo stesso, certo qui hai la responsabilità di una grande piazza come Genova alle spalle e questo si fa sentire».

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