Zlatan Ibrahimovic e la capacità di far vincere (giocando male)

Milan
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La prestazione di Ibrahimovic oggi non è stata certo delle migliori: dalla figura dello svedese però passa il riscatto del resto della rosa

Il bel gol contro il Cagliari aveva alzato decisamente l’asticella delle aspettative dei tifosi, che nella partita di oggi, al debutto di Ibrahimovic a San Siro da titolare, non vedevano l’ora di urlare di gioia a pieni polmoni per una rete dello svedese. Il bilancio del match è stato comunque positivo, con il Milan che è riuscito a sconfiggere un’ostica e lodevole Udinese in un finale al cardiopalma. La prestazione del numero 21 rossonero però non è stata delle migliori, almeno per quanto riguarda l’aspetto “fantacalcistico”. Ibra durante la gara si è mosso poco, tenendo attivo un risparmio energetico sacrosanto per un giocatore con simile carta d’identità. Non c’è stato il gol, non c’è stata la giocata da vedere e rivedere per tutta la settimana successiva, ma qualcosa c’è stato. Anzi, più di qualcosa.

L’aria che si respirava oggi a San Siro, la stessa che circola nell’ambiente del Diavolo dal giorno d’arrivo dello svedese, aveva un sapore diverso e la causa è sempre lui, sempre Ibra. Già, perché da quanto c’è Zlatan in campo, Romagnoli e compagni giocano con chili e chili in meno sulle spalle, con le ali finalmente leggere e soprattutto con meno responsabilità. Questa versione 2.0 di Ibrahimovic, tra il “padre maturo” e il “poeta vate”, è la migliore cosa che potesse capitare al Milan.

E’ un caso forse che in coincidenza con il suo arrivo, siano sbocciati (o stiano sbocciando) talenti fino a qualche mese fa completamente acerbi come Leao, Castillejo o lo stesso Rebic autore della doppietta risolutrice? Nient’affatto. La storia, il palmares e la carriera di un giocatore del genere parlano da soli, sia per i compagni di squadra che per il timore automatico inculcato nelle menti degli avversari. Parlano i numeri, e quelli di Ibra sono sempre stati logorroici in tal senso. Lo stesso Pioli nel post partita ha ringraziato il cielo del regalo-Zlatan, ammettendo con onestà intellettuale che grazie al suo numero 21 la squadra ora ha più consapevolezza nei propri mezzi e più sicurezza di poter ferire l’avversario in ogni momento della partita.

Il secondo gol di Rebic, quello che è valso la vittoria finale allo scadere, è l’emblema dei vantaggi e delle comodità che conseguono al giocare insieme allo svedese. Sul lancio lungo alla disperata di Conti infatti, Ibra riceve la sponda di petto del croato e prova ad allungarsi il pallone verso la porta. Ad impedirgli l’opera è l’intervento di un difensore bianconero, con la complicità della buona guardia di altri due compagni di reparto. L’attenzione dell’intera retroguardia dell’Udinese era rivolta esclusivamente ad Ibrahimovic in quella frazione di secondo. Ecco allora che Rebic approfitta del vuoto creatosi per fare uno slalom tra le casacche friulane visibilmente in ritardo e depositare in rete con una grande conclusione e una leggerezza invidiabile.

Ed è proprio la leggerezza il tema centrale dell’argomento: la leggerezza che Zlatan ha dispensato ad ogni singolo compagno di squadra. La leggerezza di cui ogni elemento della rosa rossonera gode, consapevole di avere dalla propria parte in ogni battaglia uno dei guerrieri più valorosi sul panorama internazionale, anche a 38 anni. Le ali rossonere pesano molto meno rispetto a qualche mese fa. Tutto il carico lo ha assunto Zlatan, ma lui non lo sa e vola lo stesso.