Ibrahimovic non è razzista: tra casi di incoerenza, fraintendimenti e falsità

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Ibrahimovic non è razzista, lo dimostrano le sue parole alla BBC ma non solo. Ecco le reali verità dietro a questo caso

Ieri Zlatan Ibrahimovic è stato protagonista di un duro faccia a faccia con Romelu Lukaku. Lo svedese e il belga si sono presi a parole, insultandosi a vicenda (il passato di entrambi allo Utd non era di certo roseo), ma la frase «Go to do your voodoo sh**, little donkey» (vai a fare il voodoo, piccolo asino), che è rimbalzata immediatamente sui social, non è assolutamente da interpretare come uso razzista, ma come semplice provocazione di campo.

Zlatan a fine gara si è scusato con i compagni per il gesto e per l’espulsione, ma le condanne social sono da censurare per diversi motivi:

  • Coloro che danno del razzista al numero 11 rossonero, ora, potrebbero essere gli stessi che durante il match dello scorso anno Inter-Milan 4-2, gli hanno urlato «zingaro di *****».
  • O gli stessi che hanno differenziato la carnagione di Koulibaly, ululandogli contro cori razzisti e gesti di banane.
  • O peggio ancora, tifosi occasionali che tentano di seguire la massa solo perché odiano il mondo del calcio

Le parole alla BBC dello scorso 11 dicembre sarebbero da considerare fasulle? «Il razzismo è un problema di cui si parla da molto tempo. Credo che il calcio sia uno sport che connetta tutte le persone del mondo. Per questo motivo credo che il calcio sia una sola religione dove tutti sono i benvenuti».

Altre due cose: il Milan è uno dei club che appoggia maggiormente la lotta contro il razzismo, Ivan Gazidis in primo piano con tanto di video intervista. Seconda: se Ibrahimovic fosse razzista si metterebbe ad insultare apertamente Lukaku, consapevole di giocare nella stessa squadra con calciatori della stessa carnagione come Meité, Kessie, Bennacer e Tomori? RIFLETTERE è la prima cosa che occorre fare, prima di fraintendere e divulgare false notizie per di più pesanti, irrispettose e vergognose.