Pioli ricorda lo scudetto al Milan: «Fu l’apoteosi del nostro percorso. Il sostegno di Maldini e Massara fu fondamentale»
HANNO DETTO

Pioli ricorda lo scudetto al Milan: «Fu l’apoteosi del nostro percorso. Il sostegno di Maldini e Massara fu fondamentale»

Pioli ricorda lo scudetto al Milan tra le colonne del Corriere dello Sport, rompendo un silenzio che durava da quasi un anno dopo l’esonero con la Fiorentina

A quasi un anno dall’ultima volta in cui aveva parlato pubblicamente con la stampa, Stefano Pioli è tornato a raccontarsi sulle colonne del Corriere dello Sport. L’ex allenatore del Milan ha ripercorso diverse tappe della propria carriera, analizzando anche i cambiamenti che hanno interessato il calcio negli ultimi anni.

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Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è inevitabilmente il ricordo dello scudetto vinto con il Milan, che Pioli considera l’apoteosi del percorso compiuto insieme alla squadra. L’ex tecnico rossonero ha inoltre raccontato il peso avuto da Zlatan Ibrahimovic e Simon Kjaer nella costruzione di quella formazione.

COME È CAMBIATO IL CALCIO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI – «È cambiato sul terreno, sono cambiati i giocatori, sono cambiate le dinamiche nello spogliatoio, è normale che sia così. Ho avuto varie esperienze nelle quali la squadra ha espresso un ottimo gioco. Il primo anno alla Lazio è stato fantastico, il primo al Bologna, poi, vabbeh, chiaramente al Milan, i primi tre o quattro anni sono stati veramente significativi. Al Milan avevo raggiunto una maturità, una completezza…»

I GIOVANI E LE NUOVE DINAMICHE DELLO SPOGLIATOIO – «I giovani di adesso non sono i giovani di quando lo eravamo noi, le abitudini sono diverse, non ci si può più aspettare dai giocatori quello che si faceva una volta anche negli spogliatoi. Ma è giusto così, si deve stare al passo».

L’EVOLUZIONE DEL CALCIO E LA PREPARAZIONE DELLE PARTITE – «Secondo me il calcio si è evoluto. È cambiato il modo di programmare, di preparare il piano gara. Vent’anni fa guardavamo ancora le partite con la videocassetta, adesso hai dei dati sensibili, immagini selezionate, è un modo di interpretare il calcio che un tempo non c’era. Prima il terzino faceva il terzino, l’ala faceva l’ala, il mediano faceva il mediano, il cinque sul nove. Adesso ci sono interscambi, spazi da leggere, qualche allenatore si adegua e altri no. Nel calcio si può vincere in tanti modi, con tutti i sistemi di gioco, ma ci sono progressi che non si possono trascurare».

IL RICORDO DELLO SCUDETTO CON IL MILAN – «Tanto. È stato l’apoteosi del nostro percorso, mi ha lasciato soprattutto dei rapporti bellissimi con i giocatori. Li ho sentiti anche l’altro giorno, mi hanno fatto gli auguri per il compleanno. È stata un’esperienza veramente piena di emozioni, gratificazioni, ma anche di alti e bassi, quello di Milanello è un ambiente veramente particolare. Il sostegno di Ricky (Massara, nda) e Paolo è stato fondamentale».

IL MOMENTO IN CUI IL MILAN HA CREDUTO NELLO SCUDETTO – «Quando abbiamo vinto a Roma con la Lazio, l’energia che mettevamo in campo, sprigionavamo qualcosa di potente, a Milanello pensammo che poteva essere davvero la nostra stagione».

IL RUOLO DI IBRAHIMOVIC E KJAER – «Abbiamo cominciato a puntare al titolo a gennaio quando sono arrivati Zlatan e Kjaer, due leader completamente diversi. Zlatan d’impatto, un leader caratteriale, fisico, che ha cambiato l’atteggiamento della squadra, la più giovane a vincere lo scudetto, quindi non abituata a lavorare con quell’obiettivo. Ha alzato il livello dell’allenamento, dell’attenzione, ha dato una mentalità. Simon un leader silenzioso, uno che andava a parlare coi giocatori singolarmente. Il lavoro di un allenatore è facilitato dalla presenza di giocatori così, è più semplice vincere se hai personalità del genere».

KLOSE E GIROUD TRA I PIÙ FORTI ALLENATI – «Miro Klose, fortissimo. E Giroud, un campione sia tecnico sia morale, Olli abbina le due cose. Fa gruppo, clima. A differenza di Zlatan che è grintoso, incazzato, divisivo, Olli trasmette una serenità assoluta e che professionista poi… Sempre a 100 all’ora, con qualsiasi acciacco, e ne aveva tanti».

IL RAPPORTO CON ZLATAN IBRAHIMOVIC – «Zlatan, certo, di un’intelligenza sopra la media, chiaramente a livello calcistico. C’è lo Zlatan pubblico, il personaggio, e quello nello spogliatoio. Ricordo che quando arrivò da noi, si presentò a Milanello alle 7 di sera, eravamo io e lui, aveva male a un ginocchio, come sempre. Ci vedemmo nel mio ufficio, mi guardò negli occhi e disse: ‘Tu allenatore, io giocatore, io rispetto te, tu parla chiaro con me e io sarò sempre dalla tua parte’. Così è stato. Una sola volta abbiamo avuto un diverbio, colpa mia, che non gli avevo parlato».

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IL FUTURO DI PIOLI IN PANCHINA – «Per qualche anno. Ho sempre ripetuto che fino a 70 starò in campo. Poi si vedrà».

IL FUTURO TRA ITALIA ED ESTERO – «Prendo in considerazione anche l’estero, però mi piacerebbe restare in Italia. Vorrei dimostrare qualcosa qui. Ho ricevuto tante offerte da fuori, ma non da Spagna, Inghilterra e Francia. In Italia qualcosina ma non di così forte».

L’intervista concessa al Corriere dello Sport restituisce così il punto di vista di Pioli su una carriera ancora aperta a nuove esperienze. Tra i ricordi più forti resta però il Milan dello scudetto, un gruppo che l’ex allenatore rossonero considera fondamentale per la propria crescita professionale e umana.

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