Il Milan cerca Conte, ma è lui il profilo giusto?
Editoriali

Il Milan sul filo del rasoio: la tentazione Conte tra la garanzia del successo e il rischio di un’atomica nello spogliatoio

Le ultime voci vorrebbero Conte tra i possibili candidati alla panchina del Milan: ma siamo sicuri che sia il profilo giusto per questa società?

I tifosi rossoneri più “social” sicuramente ricorderanno quando, quasi due anni fa, si generò dal nulla una vorticosa petizione a favore dell’ingaggio di Antonio Conte. Era l’estate del “gruppo di lavoro” da non oscurare, della rivolta alle voci su Lopetegui e della presentazione al “calcio dominante” di Paulo Fonseca al fianco di uno Zlatan Ibrahimovic formato capo assoluto. Sembra passata un’eternità, poiché quando fallisci miseramente – e anche per due volte di seguito – il tempo sembra effettivamente scorrere più lentamente: sarà per la sofferenza, chissà. Al di fuori della bolla rossonera, però, Antonio Conte si è seduto sulla panchina del Napoli, ha vinto uno Scudetto bello quanto inaspettato e poi, dopo solo due stagioni, ha salutato tutti a causa di vari problemi esterni al campo di gioco.

Adesso, l’allenatore leccese torna furentemente tra le idee del Milan targato Gerry Cardinale, con quest’ultimo che appare ormai costretto a correre ai ripari: d’altronde, due annate disastrose danneggiano gravemente gli affari. Il nome di Antonio Conte è, difatti, cementato in una convinzione collettiva chiara e semplice, dato che non esiste alcun allenatore, al di fuori di lui, capace di risollevare un club dalle macerie.

Conte ha le idee chiare, il Milan no

Tutto vero, per carità, ma siamo sicuri che l’ormai ex tecnico azzurro sia il profilo ideale per l’attuale momento storico del Diavolo? Se elencare la lunga lista dei vantaggi risulta incredibilmente semplice, analizzare gli svantaggi può sembrare un po’ più complicato. Sia chiaro, qui nessuno mette in discussione le qualità di un allenatore capace di smuovere l’animo di qualsiasi calciatore, di qualsiasi tifoseria e, addirittura, di qualsiasi popolo. Qui si mette in dubbio l’etica di una società che deve essere ricreata da zero ed è nelle mani di persone che vogliono più far quadrare i conti che vincere trofei.

Di conseguenza, l’arrivo di Antonio Conte dovrebbe essere accompagnato da garanzie: serve un AD che non abbia paura di mostrarsi alle telecamere nei momenti di difficoltà, serve un DS che costruisca una buona alchimia con il tecnico sopracitato e, cosa ancora più importante, serve una proprietà che assecondi per filo e per segno ogni sua richiesta. Le basi per ottenere queste garanzie ci sono? La risposta è: per ora no.

La solitudine dei numeri uno

Immaginate cosa potrebbe succedere se il Milan perdesse una partita importante, magari con un torto arbitrale. Immaginate cosa potrebbe succedere se qualche giocatore esternasse pubblicamente un suo malumore. Immaginate cosa potrebbe succedere se non arrivasse quel preciso attaccante richiesto solo perché il suo agente chiede una cifra importante per la commissione. Immaginate se più membri della rosa tentassero un ammutinamento. Una sola parola: caos.

Antonio Conte è estremamente diverso da Massimiliano Allegri, poiché non ha mai avuto difficoltà a rivelare a gran voce dei problemi finora solo sussurrati. I due tecnici, tuttavia, condividono lo stesso mantra: prima ancora di una grande squadra, deve esistere una grande società. Dunque siamo qui, due anni dopo, a chiederci la stessa e identica domanda: il Milan vuole vincere o gli basta arrivare in Champions League? Se la risposta è la seconda, allora, meglio puntare su ben altri profili.

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