ESCLUSIVA MN24 – La Scala: «Gazidis, Elliott, Arnault… Vi dico la mia»

Lascala
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Importante intervista raccolta in esclusiva da Milannews24 all’Avv. La Scala, il quale ha parlato di Elliot, Arnault, UEFA e tanto altro

Importante intervista rilasciata a Milannews24 in esclusiva dall’avvocato Giuseppe La Scala, figura di spicco dalle parti di Casa Milan in qualità di vicepresidente dell’APA (Associazione Piccoli Azionisti del Milan). Ecco l’intervista integrale.

Avvocato La Scala, come giudica l’operato di Ivan Gazidis da un punto di vista prettamente commerciale? Pensa sia in linea con le tempistiche indicate dalla società (medio/lungo termine) per la cosiddetta «ricostruzione dalle fondamenta»?

«Credo che non tanto l’ operato di Gazidis – sotto il profilo commerciale – ma quello della proprietà in generale sia in obbiettivo ritardo. Ritardo su tutti i fronti: quello sportivo (stiamo per ripartire nuovamente da zero, per quanto riguarda la guida tecnica e il progetto a medio-lungo termine); quello commerciale (un Milan così mediocre “non si vende”); quello finanziario (se Elliott spiegava espressamente, nel 2018, di voler uscire in 3-5 anni, realizzando una lauta plusvalenza, non mi pare che l’ obbiettivo sia stato avvicinato “creando valore”. Può darsi che il Milan oggi possa essere venduto ad un prezzo più alto di quello al quale è stato acquisito, ma solo perché – almeno prima del disastro Corona Virus – i valori dei club calcistici di prima fascia hanno visto aumentare i loro parametri in tutto il mondo. Non perché il Club è oggi migliore di quello che hanno ereditato: per ora ha fatturato di meno; ha perso di più e ha visto calare anche il  valore del cosiddetto “parco giocatori”.  E’ solo ben più solido operativamente perché ha un proprietario ricco che non fa certo temere per la continuità aziendale della Società. Credo che Elliott abbia sottovalutato la complessità della gestione – assai aleatoria – di una impresa calcistica come il Milan e i vincoli imposti dalla vicenda del Financial Fair Play. Qualche errore operativo … ha fatto il resto».  

Recentemente, sono sorte diverse controversie per ciò che concerne il licenziamento di Boban: cosa pensa di questa vicenda? La stessa sorte toccherà anche a Paolo Maldini a fine anno, a parer Suo?

«Da quello che abbiamo capito, il top management del Milan non ha mai lavorato d’ amore ed’ accordo sul progetto sportivo. Può capitare. In tutte le imprese ci può essere disaccordo tra  amministratori e dirigenti sul da farsi. In questi casi, frequenti, i panni sporchi si lavano in famiglia, si stabilisce quale linea prevale (la sceglie, di solito, … chi mette i soldi), e chi non è d’accordo si fa da parte in modo garbato, mentre chi resta lo ringrazia per quello che ha fatto e gli augura ”i migliori successi nel prossimo futuro professionale”. Al Milan sono invece volati gli stracci e già in occasione delle vicende Leonardo e Gattuso non si era assistito a una gestione “controllata” del contenzioso.  In questo caso la leadership non ha fatto bene il suo lavoro. Quanto a Maldini (sotto la cui responsabilità di vertice sull’ area sportiva era – presumo –  ricompresa la responsabilità sull’ area calcistica di Boban), francamente non ho capito la sua posizione. Se l’organigramma del Milan è quello che ci avevano spiegato, Boban non può essere stato allontanato senza il consenso di Maldini. E se questo consenso non c’era, nelle imprese normali chi è inopinatamente e pubblicamente scavalcato si dimette. Non so cosa farà Paolo a fine anno. Mi sono sempre battuto per il suo ritorno al Milan, ritenendolo una persona di grande spessore e considerando che fosse quindi un valore aggiunto e speciale. Devo invece ammettere che non è apparso incisivo. Da Maldini non mi aspetto solo qualche ottimo acquisto (e magari qualche errore, del tutto plausibile e naturale, nel calcio mercato o nella scelta dll’ allenatore). Mi attendo che sia il condottiero non tanto del Milan, ma del milanismo e dei milanisti. Non lo ha voluto, non lo ha potuto o non lo ha saputo fare. Magari un giorno ci spiegherà».  

Ipotizzando un Milan qualificato ai preliminari di Europa League, a fine stagione (ammesso e non concesso che questa verrà conclusa): l’UEFA concederà il tanto agognato settlement agreement, in relazione ai conti in rosso della società? Dovremo aspettarci qualche cessione eccellente? Donnarumma, in un’intervista che verrà trasmessa oggi stesso, ha giurato amore ai colori rossoneri confessando l’inizio delle contrattazioni circa il suo rinnovo.

«Io credo che i sanguinosi accordi con l’ UEFA dello scorso anno prefigurino proprio il fatto che il Milan potrà riazzerare la sua posizione inadempiente in occasione della prossima stagione europea (sempre che ottenga la qualificazione a una competizione continentale). Le cessioni non sono importanti, anche se quella di Donnarumma sarebbe probabilmente sbagliata, più che sotto il profilo sportivo, sotto quello “simbolico” (e i simboli nel marketing calcistico sono importantissimi). Sono invece importanti gli acquisti. Se si cedono calciatori forti per comprarne di più forti o più funzionali ad un progetto serio e di successo, dov’è il problema ? E’ importante la guida tecnica, alla quale deve essere finalmente  dato un tempo idoneo per sviluppare quel progetto serio e di successo. A queste cose guarderò per valutare l’ ennesimo “nuovo corso”. Per tornare a Donnarumma: Gigio al Milan – con pazienza e prospettive verificate – può essere una leggenda, come pochissimi. Altrove sarebbe “solo” un grande campione, come non pochi. Se fosse ben consigliato potrebbe essere in questo mondo un caso unico. Purtroppo, però, il suo agente è Raiola, un uomo che contribuisce a rendere il mondo del calcio peggiore di quello che già sarebbe senza di lui».

Da diversi mesi, ormai, si parla di un passaggio di proprietà dal fondo Elliot al gruppo Arnault, con accordi e dettagli già stabiliti: cosa ci può dire a riguardo?

«Se anche sapessi qualcosa, non potrei dirla e non la direi. Mi pare solo che, per quel Gruppo, l’acquisizione del Milan non sarebbe affatto assurda. Anzi».

A questo proposito, la possibile evoluzione della questione stadio potrà risultare decisiva ai fini di una cessione in tempi brevi?

«La questione dello Stadio non è affatto definita sotto il profilo economico e la sua valutazione da quel punto di vista non è per nulla semplice. In ogni caso i suoi tempi non sono brevi e se una cessione è ipotizzabile in un futuro vicino non sarà lo stadio a determinarla. Tra l’ altro, dopo l’ epidemia, chi può ipotizzare come cambieranno le nostre abitudini e le nostre sensibilità rispetto alla fruizione di massa di spettacoli dal vivo? Quando ero bambino il calcio in televisione era centellinato in dosi omeopatiche e la fruizione dello spettacolo era allo stadio. Oggi il calcio è uno spettacolo essenzialmente televisivo, nel quale il pubblico assolve al ruolo di una quinta teatrale e i ricavi da match day non sono più prevalenti. Domani ?».