Donnarumma, Bianchessi: portiere scagionato, società no. Duro affondo alla gestione

Donnarumma
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Bianchessi analizza a freddo la situazione Donnarumma, dopo i gravi errori di Roma che in qualche modo andranno ad incidere sui piani societari per il futuro

Una finale di Coppa Italia andata in malora ed una competizione europea minima da inseguire fino all’ultima giornata. Questo rimane di un Milan da montagne russe che in ogni caso non ha mai fatto annoiare, mantenendo per tutta la stagione un disequilibrio che rasenta la follia. Domenica c’è l’Atalanta, non c’è tempo per rimpiangere il trofeo, bisogna ritrovare lo slancio psicologico necessario a non prendere un’imbarcata anche a Bergamo. Ovviamente impazza la questione Donnarumma,  Mauro Bianchessi, responsabile del settore giovanile della Lazio e scopritore del giovane portiere ai tempi del Milan, prova a gettare acqua sul fuoco nei confronti del ragazzo che con il Milan ha già festeggiato le 100 presenze in campionato: «Siamo realisti, Gigio è un talento incredibile di 19 anni con oltre 100 partite giocate in serie A. Ieri era una promessa del calcio, oggi è forte e domani lo sarà ancora di più perché enormi sono ancora i margini di miglioramento e qualche errore di gioventù lo si deve concedere».

Il mirino di Bianchessi si sposta poi sulla società rossonera: «Il vero errore è che dall’estate scorsa, Donnarumma sta sopportando delle pressioni mediatiche pazzesche dovute o volute da una Società che non ha riservatezza nel gestire le normali problematiche di mercato. Ma anche a loro manca esperienza e i risultati di questa annata ne sono la conseguenza».

Cosa fare ora? Guardare avanti allenando il ragazzo a maturare per diventare un campione oppure prendere la metà di quanto valeva lo scorso anno per fare posto a Reina? Certo è che tutto questo non gli fa bene, gli errori commessi all’Olimpico sono frutto di gravi insicurezze nate e cresciute in questa stagione, lacrime mai asciugate e ferite ancora aperte. Cinicamente parlando, verrebbe da dire che un portiere con un ingaggio come il suo non potrebbe avere scusanti di fronte a certi errori ma poi umanamente torna alla mente quell’espressione in viso, subito dopo il goal di Benatia, quasi a voler ostentare una protesta nei confronti di una difesa che in realtà non aveva colpe, mentre il dito del mondo, in quell’istante era puntato verso di lui.

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