Milan, dal Derby un dato allarmante: il coraggio viene meno e si gioca per il pari

Icardi
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Una sconfitta che certamente brucia per Gennaro Gattuso, il Milan ora dovrà far tesoro di quanto accaduto e ripartire dagli errori

Che il Milan sia un’ottima squadra è fuori di dubbio, la sconfitta contro l’Inter non ridimensiona l’aspetto qualitativo dei singoli e del gruppo ma porta comunque a galla un dato decisamente allarmante che riguarda il contesto psicologico, nel quale il Milan si addentra prima di affrontare certe partite. L’umiltà da provinciale va bene soltanto se sei una provinciale oppure se hai uno schieramento tale da competere con la Juventus che giochicchia facendo stancare l’avversario per poi colpire, in modo tale da risparmiare un buon carico di energie. Per giocare bassi ed attendere l’avversario devi essere più forte dell’avversario, in modo da contenerne gli attacchi per 90 minuti, fino ad arrivare al pari. La sensazione avuta ieri è che Gattuso puntasse proprio al pari, entrando in campo spaventato da un’Inter probabilmente  a suo parere più forte. Molto spesso questo sistema di gioco da “catenaccio” porta punti (e critiche) in caso contrario se hai una difesa come quella rossonera (11 goal in 8 partite) prima o poi il goal lo prendi e allora di tutto il catenaccio non rimane che un mare di rimpianti per non aver avuto il coraggio di provare a giocare, esattamente come contro il Napoli.

l Milan fino ad ora ha incontrato sia squadre di media-bassa classifica che di alta, vedi Napoli, Inter e Roma, quest’ultima surclassata da un gioco divertente e votato all’attacco, senza nulla togliere alla pochezza atletica dei giocatori giallorossi che in quel periodo soffrivano terribilmente. C’è bisogno di più coraggio, di cominciare a pensare al Milan come ad una grande squadra, c’è più onore a perdere giocando piuttosto che ripiegando in difesa per 90 minuti, quello lasciamolo fare a chi si deve salvare, chi punta alla Champions deve avere il coraggio di giocarsela fino all’ultimo, a maggior ragione con un attaccante come Higuain ed un altro come Cutrone, messo inspiegabilmente a sinistra come esterno d’attacco, forse anche qui per la paura di cambiare modulo in corsa e passare al 4-4-2 che già con l’Olympiakos aveva cambiato la partita. Avversari diversi? Vero ma ieri sera anche l’Inter ha mostrato di andare in difficoltà nel momento in cui si attaccava seriamente, segno che un goal, giocando, si poteva anche fare, cosa che fino ad ora era sempre riuscita da inizio stagione.

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