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Giuliani: «Europeo? Importante partire con il piede giusto»

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Laura Giuliani, portiere del Milan e Italia Femminile, ha parlato ai microfoni di Uefa Tv in vista dell’inizio dell’Europeo

Laura Giuliani, portiere del Milan e Italia Femminile, ha parlato ai microfoni di Uefa Tv in vista dell’inizio dell’Europeo:

«Siamo pronte, lo aspettiamo da anni. Uno in più perché era previsto per l’anno scorso, ma è stato posticipato. La data è cerchiata in rosso nel nostro calendario. L’ultima Coppa del Mondo ci ha portato tanta copertura mediatica, entusiasmo e affetto. Quello che dobbiamo fare è provare a vivere ogni momento senza sentire la pressione di dover vincere. Si ottengono i migliori risultati quando non pensi troppo all’importanza del torneo, ma ti immergi in quello che stai facendo. L’entusiasmo che abbiamo provato dentro e fuori dal campo mentre giocavamo ai Mondiali ci ha dato la forza per andare avanti; abbiamo ricevuto tanti messaggi di supporto e spero che sarà così anche questa volta»

Il girone con Belgio, Francia e Islanda

«Sappiamo già che EURO sarà ancora più competitivo rispetto al Mondiale. Basta pensare che nei quarti di finale dei Mondiali, sette delle otto squadre erano europee. Il livello era già molto alto. Adesso ancora di più perché il calcio femminile è migliorato, si è sviluppato e molte squadre sono diventate più forti. Non ci sono partite facili, quindi dobbiamo fare il nostro meglio utilizzando i nostri punti di forza, le nostre capacità».

L’importanza di partire con il piede giusto

«La prima partita è fondamentale perché ti dà la possibilità di ottenere un risultato che ti metterà in una posizione di forza nel girone. Poi non dovrai cercare disperatamente di ottenere buoni risultati nelle successive due partite come invece devi fare in caso di sconfitta all’esordio. Partire indietro significa dipendere da quello che fanno le altre, mentre partire con un buon risultato ti permette di prendere in mano il girone; il destino è nelle tue mani».

La prima esperienza a EURO

«Ho giocato il mio primo EURO con la nazionale maggiore nel 2017. Quello che ricordo è che venivo da un periodo complicato, dato che mi stavo riprendendo da un infortunio al ginocchio. Quindi, è stata una grande emozione per me, anche il solo fatto di esserci. Ricordo solo la felicità che ho provato nel momento in cui ho scoperto di essere stata convocata. Poi, a parte questo, ricordo un brutto errore commesso nella fase a gironi contro la Germania. Per me quella partita è stata particolarmente importante, una gara da dentro o fuori contro alcune mie compagne di squadra [di club all’epoca]. E purtroppo ricordo un errore, un grosso errore quando sono uscita per un cross permettendo loro di andare sull’1-0. Ma, nel complesso, la ricordo anche come una delle partite più belle della mia vita, una delle migliori partite che abbia mai giocato».

Italia: gruppo vs individualità

«Beh, onestamente non c’è una singola calciatrice che si distingue dalle altre. La nostra nazionale sia un gruppo. Durante una partita c’è sempre qualcuno che, grazie a alla qualità individuale o a un lampo di genio, riesce a creare qualcosa dal nulla. Ma non abbiamo una fuoriclasse che si assume la responsabilità di vincere una partita da sola per la squadra, come accade in molte altre nazionali. Siamo una nazionale che gioca collettivamente, come gruppo, e credo che questa sia anche la nostra forza».

L’importanza di Milena Bertolini 

«Milena, da quando è arrivata in Nazionale, dice che prima di essere squadra bisogna essere un gruppo, che prima di fare attenzione a ciò che succede in campo bisogna prestare attenzione alla compagna di squadra. Tutto si basa sulle relazioni, sulla fiducia reciproca. Se ti senti davvero parte di un gruppo, la tua autostima aumenta. Questo impulso a essere unite, a stare insieme e a far sentire parte del gruppo le calciatrici più giovani, è sempre stato molto importante, tutto questo è stato portato da lei. Ci vuole un po’ prima che le calciatrici più giovani della squadra si inseriscano completamente nel gruppo, ma hanno sempre trovato un ambiente accogliente, dove tutti sono pronti ad aiutarle. E questa è sempre stata la nostra forza, perché sappiamo che ogni componente della nostra nazionale è importante e fondamentale per ottenere buoni risultati».

Il gioco dell’Italia

«Abbiamo uno stile di gioco molto propositivo e aggressivo. Mi piace l’idea di giocare attaccando con tanti uno contro uno su tutto il campo. Ovviamente, quando giochi con questo stile, devi stare attento al contropiede e coprire lo spazio lasciato dietro. Ci sto lavorando in modo specifico. In nazionale non è sempre stato così. Quindi, mentre lavoro per coprire lo spazio, cerco di aiutare le mie compagne di squadra dando loro fiducia e rimanendo più avanti in modo che sappiano che sono lì dietro di loro per coprire loro le spalle».

La crescita del calcio femminile

«Il calcio femminile è cambiato in modo esponenziale. Ho lasciato l’Italia nel 2012 e, all’epoca, il calcio femminile era a livello molto basso: era prettamente amatoriale, campi brutti, club fantasmi. Si andava avanti solo grazie all’entusiasmo e alla passione dei pochi che lo seguivano e dei presidenti che hanno investito per passione. Ora, il calcio femminile si è sviluppato a un ritmo incredibile. Penso che sia stato fatto più di un semplice passo, è stato un po’ come scalare una montagna. Il calcio femminile si è sviluppato molto in poco tempo, grazie all’arrivo [e all’investimento] dei club maschili. Deve continuare lungo il percorso che ha intrapreso finora, perché abbiamo ottenuto molto, ma abbiamo ancora molti obiettivi da raggiungere».

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