ESCLUSIVA MN24 – Pistocchi: «Rangnick, Lega, governo: vi dico tutto…»

© foto www.imagephotoagency.it

Un altro volto noto del giornalismo italiano, Maurizio Pistocchi, si è espresso su vari argomenti d’attualità: ecco le sue dichiarazioni

La redazione di Milannews24 ha raccolto in esclusiva le dichiarazioni del noto opinionista e giornalista sportivo Maurizio Pistocchi, il quale si è espresso sulla situazione attuale del Paese e del calcio al tempo del Coronavirus.
Signor Pistocchi, siamo coinvolti in una situazione di grande emergenza, in cui il calcio passa inevitabilmente in secondo piano. Qual è la sua considerazione riguardo questa “quarantena” che coinvolge tutti noi, indistintamente?
«Si lavora in un modo diverso, è una situazione surreale: l’impatto maggiore lo stiamo vivendo sulla nostra quotidianità, lavoro compreso: per noi giornalisti non è facile trovare argomenti al di fuori di quello che riconduce all’emergenza sanitaria del Paese. Ci occupavamo a tempo pieno di calcio, mentre adesso è tutto fermo, finito. Per quanto riguarda la vita quotidiana, è una costrizione innaturale per cercare di limitare al massimo il numero di contagi e l’appello non può esser che quello di restare a casa».
Come giudica lo slittamento dell’Europeo al 2021 in relazione alla volontà di portare a termine i campionati nazionali? Avrebbe concordato con eventuali decisioni riguardo playoff o playout per stabilire le posizioni finali?
«Al netto di quanto sia difficile parlare di calcio agonistico in questo momento, è impossibile stabilire quando e come cominceranno i campionati nazionali. Penso, tuttavia, fosse doveroso procrastinare l’Europeo al 2021 per poter completare i campionati e, l’unica soluzione plausibile, sembra quella dell’assegnazione dello scudetto attraverso un playoff tra le prime quattro squadre della classifica; discorso analogo per le ultime quattro del campionato. Credo potrebbe essere un’opportunità per stabilire graduatorie, nonostante ci sia ancora 1/3 del campionato da disputare. Trentasei punti sono davvero tanti. Ci sarà da valutare un pool scudetto e uno retrocessione ma, al momento, ogni discorso è inopportuno».
Qual è la sua opinione circa la polemica sorta negli ultimi giorni riguardo la volontà di alcune squadre di riprendere gli allenamenti già nel corso di questa settimana?
«Follia pura. In un’emergenza sanitaria gravissima come quella che stiamo affrontando, questa gente dimostra di vivere in un’altra epoca, totalmente al di fuori dello spazio e del tempo. Una proposta che non tiene conto neanche dei risvolti economici
che questo tipo di situazione può suscitare, basti pensare a quelle che possono essere le richieste di risarcimento da parte di Sky, di Dazn e degli utenti nei confronti delle piattaforme stesse, per non parlare delle mancate entrate che, la Lega Calcio, registrerà in questo periodo. Ci sono società che possono indebitarsi ulteriormente in relazione a quest’emergenza esplosiva: di conseguenza, pensare solamente all’aspetto agonistico in un momento simile, mi pare al di fuori di ogni logica».
 
Molte disposizioni attuate nei vari decreti del governo, tra le quali rientrano anche quelle dell’ambito sportivo nazionale, hanno suscitato varie polemiche tra gli addetti ai lavori, soprattutto per le tempistiche in cui sono state redatte.
Che idea si è fatto a riguardo?
«Valutando le disposizioni iniziali si evince quanto, in questa vicenda, regni il caos totale dall’inizio sia nei vari Palazzi del governo e in quelli adibiti allo sport : se noi pensiamo a quelle che sono state le valutazioni, si capisce come l’emergenza Coronavirus sia stata nettamente sottovalutata da tutti, nessuno escluso. Basti pensare alla disputa della partita di Champions Atalanta-Valencia a porte aperte il 19/02 (a Milano, ndr), il 22/02 si sono giocate altre partite in ambito nazionale a porte aperte, il 09/03 si voleva addirittura giocare Juventus-Inter con lo stadio pieno quando, il Presidente cinese Xi Jinping, aveva già ragguagliato tutti ampiamente riguardo quella che sarebbe stata la dimensione specifica di quest’emergenza».
In questi giorni così convulsi, alcune squadre europee come il Lione, hanno optato per la “disoccupazione parziale” dei propri calciatori. Pensa questa scelta possa essere applicabile anche in Italia?
Come giudica l’eventuale taglio delle remunerazioni ai calciatori previste per il mese di marzo?
«Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Tommasi, è sempre bravo a chiedere ma lo è molto meno a dare:nel momento in cui è stata ventilata quest’ipotesi, si è immediatamente prodigato a sottolineare quanto dovrebbe essere una scelta spontanea di ogni tesserato, quella di rinunciare a parte dei propri emolumenti. Forse, a Tommasi sfugge che nel Codice Civile esiste la possibilità di “rescindere o rivedere i contratti per eccessiva onerosità sopravvenuta”. Questi contratti sono diventati troppo onerosi, a maggior ragione perché mancano ancora dodici partite alla fine del torneo: chi ha pagato i diritti e portato emolumenti alla società, chiederà una rivalsa. Tommasi ha perso l’ennesima grande occasione per dare un grosso segnale: giustamente, l’AIC non può risultare l’interlocutore principale per prendere tale decisione ma, fossi un calciatore, mi metterei a disposizione immediatamente del movimento. Sono sicuro alcuni calciatori siano disposti a farlo, ma è anche vero che, in questi casi, regna spesso parecchio egoismo e avidità: sarebbe un modo utile per avvicinare il calciatore al tifoso comune, che paga».
 
Concludiamo questa chiacchierata affrontando un argomento legato al Milan: da grande precursore dell’ideale del bel gioco, qual è sempre stato, sarebbe favorevole all’approdo di Rangnick nel calcio italiano?
«L’ho sempre stimato, sin dai tempi dell’Hoffenheim. Ha un progetto tecnico importante, coadiuvato da giocatori fisici e anche tecnici. Recentemente, ho assistito a TottenhamLipsia di Champions League e ho apprezzato moltissimo il 3-4-1-2 aggressivo dei tedeschi. Sono sicuro abbia tanto da dare al Milan e potrà contribuire alla riorganizzazione tecnica portando grandi risultati in poco tempo. Il Milan, di per sè, non ha una brutta squadra, ma ha spesso improvvisato: le basi per impostare un nuovo corso ci sono e sono sicuro Rangnick porterà una ventata di entusiasmo e idee molto innovative. Sarà un progetto basato su una ridefinizione degli emolumenti, con una rosa più giovane a costi più contenuti: penso sia il modo giusto per ripartire. Vedremo».