Alessandro Jacobone analizza in esclusiva ai microfoni di Milannews24 la pesante sconfitta dei rossoneri contro il Bournemouth in Europa League: le dichiarazioni
La pesante sconfitta del Milan contro il Bournemouth, terminata 3-0 in Europa League, ha sollevato diversi interrogativi sulle scelte di Ruben Amorim, sulla competitività della rosa rossonera e sulla gestione di alcuni giocatori. Una serata complicata, segnata anche dagli episodi che hanno coinvolto Koni De Winter e Mike Maignan, sulla quale si è acceso il dibattito tra i tifosi.
Ai microfoni di Milannews24, in un’intervista esclusiva, il giornalista Alessandro Jacobone ha analizzato senza mezzi termini il momento del Diavolo. Dalla necessità di difendere il prestigio europeo del club alle alternative sulle fasce, passando per il futuro di Francesco Camarda e le operazioni necessarie nel mercato invernale, Jacobone ha espresso considerazioni molto nette sulle responsabilità dell’allenatore e sulle scelte della società.
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Partiamo dalla partita di ieri sera: qual è il tuo giudizio sulla prestazione del Milan e sulle scelte di Amorim? La formazione iniziale ti ha sorpreso?
«C’è poco da commentare, ieri non c’è stata partita, come ammesso dallo stesso Amorim. È una cosa che mi aspetterei diminuisse quanto prima in termini di frequenza, visto che è lui a preparare le partite, a scegliere i giocatori da mettere in campo e a dare le istruzioni su come affrontare la gara.
L’approccio è stato totalmente sbagliato. Era una partita che sarebbe dovuta essere gestita diversamente, con più furbizia ed esperienza, nonostante la giovane età dei nostri giocatori. Conoscendo la capacità degli avversari di pressare e alzare i ritmi, soprattutto in casa, ci si poteva aspettare un atteggiamento più intelligente, cercando di colpirli al momento giusto.
Invece ci siamo esposti a rischi che hanno portato a due errori di diversa natura, ma entrambi colpevoli: quello di De Winter e quello di Maignan. Quest’ultimo ha commesso qualcosa che un capitano non dovrebbe mai fare.
È stata una non gara, un passo indietro. In Europa non si può giocare in questa maniera, perché il Milan, indipendentemente dai propri obiettivi, ha comunque un’immagine da conservare e difendere».
Concordo sulla necessità di difendere il prestigio del Milan, ma non ritieni eccessive le critiche all’approccio? Nei primi minuti, prima dell’espulsione, la squadra era sottotono, ma la partita è stata indirizzata da due errori individuali di giocatori titolari come Maignan e De Winter. Inoltre, considerando le rotazioni e la rosa a disposizione, non credi che togliendo diversi titolari di alto livello emergano inevitabilmente i limiti della squadra?
«Il Milan è quella roba lì, ma nessuno ci ha costretto ad arrivare a questa situazione. Non è accaduto nulla di imprevisto che abbia obbligato il Milan a costruire una rosa del genere. È una situazione che ci siamo costruiti e che abbiamo scelto di intraprendere. Chi ha preso queste decisioni era consapevole anche delle eventuali critiche nel momento in cui non sarebbero arrivati i risultati.
Secondo me ci si sta adeguando e abituando all’idea che le partite si possano perdere. Quando si parla di costruzione di un progetto e della necessità di dare tempo alla squadra di crescere, i piccoli passi devono essere sempre in avanti e costanti. Anche piccoli, ma costanti.
Qui invece a volte assistiamo a un’involuzione, addirittura alla sensazione di trascurare una competizione che per il Milan è importante, oltre a essere un trofeo che non ha mai vinto. Per i tifosi rappresenta soprattutto un obiettivo raggiungibile, visto che ci hanno già detto che il campionato non possiamo neanche sognarlo.
Di conseguenza è giusto che ci siano le critiche. Non criticare il Milan significherebbe considerarlo ormai un’ex grande della storia e archiviarlo come una squadra assolutamente normale. È una cosa alla quale io non mi rassegno ancora».
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Passiamo agli aspetti tattici. Gli infortuni di Chukwueze e Saelemaekers hanno costretto Amorim a spostare Diego Moreira sulla destra, una soluzione che potrebbe ripresentarsi anche contro l’Udinese. Considerando i giocatori disponibili, quale alternativa sceglieresti? Oppure sarebbe meglio cambiare modulo?
«Non ho le competenze per dare suggerimenti a un tecnico professionista e non voglio essere presuntuoso. Però credo che in passato si sia visto anche Musah, che è uno dei suoi giocatori preferiti, giocare da esterno destro con efficacia e intensità.
Abbiamo anche vinto partite con Rabiot utilizzato da esterno, capace di fare praticamente tutto: il terzino, il centrocampista e di avere anche una propensione offensiva.
Io non toglierei Moreira dalla sua fascia sinistra, perché spostarlo a destra significa non aumentare la qualità sulla destra e, contemporaneamente, privarsi di qualità sulla sinistra.
Di conseguenza lascerei Moreira nel suo ruolo e cercherei soluzioni alternative sulla destra, considerando che, sempre per scelta di Amorim, Athekame non era considerato pronto per giocare nel Milan, mentre adesso sta disputando una stagione con i fiocchi in Francia».
Hai criticato il gesto di Maignan, sottolineando le responsabilità che dovrebbe avere un capitano. Alla luce della dinamica e delle scuse pubblicate sui social, ritieni corretta la decisione dell’arbitro di assegnare rigore ed espulsione? Resta anche il dubbio sul fatto che il pallone fosse effettivamente in gioco.
«Per quanto riguarda il pallone in gioco o meno, non mi sembra che fosse partito un cross. Non ricordo un pallone arrivato in area, ma piuttosto un’interruzione del gioco, con una discussione tra l’arbitro e il portiere e un’attesa del VAR.
Il pallone era rimasto vicino alla bandierina del calcio d’angolo. Di conseguenza significa che la giocata non era stata attivata. Questo non deve essere un alibi, ma è sicuramente un’imperfezione che andrebbe corretta. Non capisco perché si debba rivedere ogni volta il regolamento, caso per caso, con interpretazioni sempre soggettive.
Detto questo, è chiaro che Maignan non volesse fare male. Altrimenti non avrebbe colpito a mano aperta, ma avrebbe utilizzato un gomito, un pugno o altre modalità.
Resta il fatto che da un capitano e da un giocatore dell’esperienza di Maignan mi aspetto che non compia gesti di questo genere. Non è certamente il primo portiere a subire un’ostruzione durante un’uscita.
Ha compiuto un movimento di reazione a un presunto ostruzionismo dell’avversario, rischiando di lasciare la squadra in dieci uomini. Lui è il capitano, deve dare l’esempio e ha esperienza. Non può scivolare in situazioni del genere.
È successo in passato anche a Sebastiano Rossi e Dida. Lo hanno fatto anche grandi portieri, per carità. Però va bene il carattere, ma il carattere deve essere controllato.
Come diceva una famosa pubblicità della Pirelli, non c’è potenza senza controllo. Lo stesso concetto vale anche per i calciatori».
Gonçalo Ramos è tornato ad allenarsi in gruppo e potrebbe essere disponibile contro l’Udinese. Il suo rientro riapre però il discorso sulla gestione di Francesco Camarda, rimasto in panchina anche contro il Bournemouth, dove Amorim ha preferito schierare Cisse centravanti. Ritieni corretta la scelta di trattenere Camarda come vice Ramos oppure sarebbe stato meglio mandarlo a giocare altrove per favorirne la crescita?
«Io ho criticato fin dall’inizio la scelta di mettere Camarda come backup di Ramos. Amorim aveva risposto stuzzicando i presenti in tribuna stampa durante una conferenza, dicendo che non vedeva l’ora di essere costretto a utilizzarlo in caso di necessità.
Alla fine questo non è accaduto e probabilmente non accadrà neanche contro l’Udinese, perché Amorim deve portare a casa i punti e sa benissimo che Ramos è l’unico vero centravanti titolare del Milan.
Le altre sono soluzioni di emergenza, delle pezze, come dico io.
Può capitare di ritrovarsi in difficoltà perché Saelemaekers e Chukwueze si infortunano contemporaneamente. In quel caso sei obbligato a trovare delle alternative.
Ma costruirti queste problematiche a inizio stagione, senza prepararti adeguatamente e senza dare a Ramos un backup degno di questo nome, è una scelta che non ho approvato fin dal momento in cui è stata presa.
Purtroppo odio avere ragione, soprattutto quando faccio previsioni pessimistiche. Oggi ci ritroviamo magari a dover rischiare Ramos contro l’Udinese, con il pericolo di un nuovo infortunio, perché l’alternativa significherebbe impoverire l’attacco della sua potenza di fuoco.
Questo nonostante un’Udinese che considero imbarazzante, ma sappiamo benissimo che le squadre contro di noi ritrovano una nuova energia e passano dall’essere scarse a trasformarsi nel Real Madrid.
Era una situazione evitabile e non è perdonabile il fatto di dover essere qui a pregare che Ramos torni a disposizione».
Guardando al mercato invernale, in quali reparti ritieni prioritario intervenire? Dopo queste prime partite tra campionato ed Europa League, pensi che servano ancora un vice Ramos, un difensore e ulteriori alternative a centrocampo e sugli esterni oppure sono emerse altre lacune nella costruzione della rosa?
«Il mercato di gennaio è un mercato complicato, difficile da affrontare. L’unica cosa sulla quale si può fare leva sono gli esuberi delle grandi squadre europee, che potrebbero avere giocatori scomodi da tenere in panchina o in tribuna, ma molto utili alla nostra causa.
Parlo di giocatori di prima fascia che potrebbero ritrovarsi in esubero al Real Madrid, al Barcellona, al Bayern Monaco o in altre grandi società.
Dopodiché questa squadra ha bisogno di qualità nella profondità della rosa. A livello numerico potrebbe anche essere sufficiente, ma il problema è proprio la qualità.
Questo Milan ha dimostrato che non può fare a meno dei suoi titolari. Appena ne esce uno, cambia l’equilibrio, cambia il Milan, cambia il gioco, cambia lo sviluppo della manovra, cambia la pericolosità, cambia il dinamismo. Cambia tutto.
Ed è grave, perché sappiamo benissimo che le squadre vincenti sono quelle che hanno una rotazione tale da non modificare minimamente risultati, prestazioni e intensità.
Noi invece, al contrario, appena cambiamo una ruota, la macchina comincia a frenare. Questo è qualcosa sul quale bisogna lavorare.
Non è facile farlo a gennaio, ma il Milan, avendo fatto trenta senza fare trentuno durante il mercato estivo, adesso è costretto a intervenire nella sessione invernale.
Speriamo di trovare gli incastri e le situazioni giuste, perché a volte il mercato significa essere al momento giusto, nel posto giusto e con l’importo giusto da mettere sul tavolo».
SI RINGRAZIA ALESSANDRO JACOBONE PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA