Contro il Salisburgo il difensore belga offre un’altra prestazione impeccabile e conferma la bontà dell’intuizione che lo ha portato in rossonero: viene spontaneo chiedersi chi stia raccogliendo oggi i frutti di certe operazioni e perché il Milan abbia rinunciato a una figura come Tare
Ci sono partite che servono a vincere, altre che aiutano a ritrovare fiducia e altre ancora che offrono l’occasione per fare qualche riflessione sul passato recente. La trasferta contro il Salisburgo, conclusa con un netto 4-0 per il Milan, appartiene anche a quest’ultima categoria. Tra le note più positive della serata c’è infatti Koni De Winter, ancora una volta impeccabile, attento nelle chiusure e preciso nelle letture difensive.
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Il difensore belga continua a offrire segnali incoraggianti, confermando di poter rappresentare una risorsa importante per il presente e per il futuro rossonero. E ogni prestazione di questo tipo riporta inevitabilmente alla mente chi ha contribuito a costruire il Milan di oggi: Igli Tare.
De Winter convince, Tare incassa un altro merito
Il calcio, si sa, è un ambiente nel quale i giudizi cambiano rapidamente. Un acquisto viene spesso criticato prima ancora di avere il tempo di ambientarsi, mentre per riconoscere la bontà di un investimento servono pazienza e continuità. De Winter sta facendo proprio questo: partita dopo partita, sta dimostrando di poter reggere le aspettative e di avere qualità utili al progetto rossonero.
Un’altra medaglia sul petto di Tare, verrebbe da dire. Il dirigente albanese ha lasciato il Milan nel maggio 2026, ma il valore delle operazioni portate avanti durante il suo periodo in rossonero non scompare con la fine del rapporto professionale. Se un giocatore convince sul campo, è giusto riconoscere anche il merito di chi ha contribuito a portarlo a Milano.
Naturalmente, ogni acquisto va valutato nel contesto delle risorse investite, delle alternative disponibili e delle esigenze tecniche. Ma il rendimento di De Winter offre argomenti concreti a chi sostiene che il lavoro di un direttore sportivo non possa essere giudicato soltanto attraverso le polemiche del momento.
La domanda scomoda: perché oggi manca il direttore sportivo?
Ed è qui che nasce la riflessione più polemica. Tare non è più il direttore sportivo del Milan da maggio 2026, eppure il club continua a beneficiare del lavoro e delle scelte maturate durante la sua esperienza. Il problema non è semplicemente rimpiangere un dirigente che non c’è più: è interrogarsi sulla struttura che il Milan ha deciso di darsi dopo la sua uscita.
Una società ambiziosa dovrebbe poter contare su responsabilità chiare, competenze riconoscibili e una figura capace di raccordare mercato, allenatore e strategia tecnica. Il direttore sportivo non è un semplice intermediario che acquista calciatori: contribuisce a costruire una rosa equilibrata, pianifica le esigenze future e dà continuità al progetto.
Rinunciare a una figura del genere senza garantire un’alternativa altrettanto definita rischia di creare un vuoto, soprattutto quando arrivano le finestre di mercato e bisogna prendere decisioni decisive.
Il Milan deve valorizzare il presente e programmare il futuro
De Winter merita applausi per ciò che sta facendo, senza trasformare ogni buona prestazione in una celebrazione eccessiva. Il suo rendimento andrà confermato nel tempo, ma le indicazioni sono positive. E proprio per questo la società dovrebbe interrogarsi su come continuare a costruire una squadra competitiva.
Il paradosso è evidente: il Milan raccoglie i frutti di alcune scelte passate mentre resta aperta la questione di chi debba guidare quelle future. Non basta avere individuato giocatori interessanti; bisogna anche sapere chi avrà il compito di individuare i prossimi, correggere gli errori e garantire coerenza alle strategie.
La prestazione contro il Salisburgo è una buona notizia per Ruben Amorim e per tutti i tifosi rossoneri. Ma è anche un promemoria per la dirigenza: il lavoro sul mercato non si esaurisce con un acquisto riuscito.
De Winter continua a convincere, Tare può aggiungere un altro merito al proprio bilancio e il Milan può sorridere. La domanda, però, resta: chi si occuperà domani di costruire le prossime certezze rossonere? Perché vincere le partite è fondamentale, ma programmare bene è ciò che permette di continuare a vincerle.