Da Bonucci a Romagnoli: come passare ad un vero capitano

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Le scenate e le urla di Leonardo Bonucci, capitano per caso del Milan, sono lontane. Romagnoli sta dimostrando di essere all’altezza della situazione

Al Milan nessuno rimpiange Leonardo Bonucci. Non è una frase da tifoso ferito e tradito dall’attuale difensore della Juventus, ma una constatazione realistica che riguarda la squadra rossonera. Senza Bonucci il gruppo non ha prime donne e non sente la pressione di un compagno fin troppo ingombrante. Chi ha avuto il piacere di vedere in campo Paolo Maldini, attuale direttore sportivo rossonero, capirà di cosa stiamo parlando. Un vero capitano è silenzioso al punto giusto, equilibrato, operaio, umile. In altri termini non è un uomo copertina, un animale mediatico con mille post social.

IL NUOVO AVANZA – In questo senso Alessio Romagnoli, seppur ancora lontano da certi (forse insuperabili) livelli del tempo degli “Immortali” e degli “Invincibili”, è l’unico capitano del recente passato ad incarnare i valori storici rossoneri. Giovane e carismatico, non accusa nè incolpa i propri compagni in difficoltà. Ieri, chi ha seguito il numero 13 nei particolari per tutti i novanta minuti avrà notato molti segnali di crescita dell’ex Roma. Le strigliate costruttive allo spaesato Mauri, gli incoraggiamenti al debuttante Caldara, il dialogo con l’arbitro senza mai uscire dai limiti (vi ricordate lo stile molto juventino di Bonucci?), il continuo scambio di sguardi con Gattuso (sarà così anche fra Bonucci e Allegri?).

Un passo in avanti è stato fatto e non vedremo più De Sciglio, Montolivo o Bonucci con il simbolo del leader sul braccio. Del doman non c’è certezza, ma ad oggi, e ne siamo convinti, Romagnoli merita più di chiunque altro quella fascia da capitano.