Caressa, noto giornalista sportivo, ha lanciato l’allarme sulla disaffezione generale nei confronti del calcio: le sue dichiarazioni
Il noto giornalista e telecronista di Sky Sport, Fabio Caressa, ha lanciato un forte appello dalle colonne del Corriere dello Sport contro i mali del calcio moderno: la mancanza di tempo effettivo e la scorrettezza sistematica.
Caressa, il calo qualitativo e il tempo perso
Caressa denuncia che «Gli spettatori ormai pagano per vedere soltanto un tempo», aggiungendo che «i tifosi e i giovani in particolare si stanno stancando di questo calcio dominato dalle continue interruzioni». Il tempo effettivo in Serie A è sceso a 53 minuti.
Secondo il giornalista, l’aumento dei gol da palla inattiva e il calo dei dribbling e degli xG (expected goals) significano che: «Tecnicamente ci stiamo impoverendo». Con circa 60-70 interruzioni a gara, si perdono «delle buone mezz’ore».
La dura proposta contro le simulazioni
Caressa indica il non-gioco, l’ostruzionismo e, soprattutto, le simulazioni come gli elementi che più infastidiscono il pubblico.
Per arginare le simulazioni, la sua proposta è radicale: «Con il cartellino rosso, per me. Non se ne può più di vedere gente a terra a ogni minimo contatto». Aggiunge che gli arbitri fischiano troppo (27 falli di media) e non puniscono abbastanza il fallo sistematico.
Il telecronista si è scagliato anche contro l’eccesso di zelo in cabina VAR: «Quello è narcisismo del Var. Interviene per far vedere che esiste».
La soluzione è il tempo effettivo
Per Caressa, l’unica vera soluzione è il tempo effettivo, accompagnato dall’applicazione di regole esistenti, come l’ammonizione per chi non riprende subito il gioco, e la regola degli 8 secondi per rimettere il pallone in gioco. «Certamente, non se ne può più fare a meno», conclude.