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Piatek, grinta e umiltà: «Se avessi tutte le qualità di cui parlano i giornali sarei il migliore di sempre»

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Piatek è soddisfatto del proprio inizio al Milan ma crede che certe “copertine” siano premature: ecco le sue parole

Non nascondiamoci, in pochi si potevano aspettare un impatto così per Piatek al Milan. Il centravanti polacco arrivato dopo una prima parte di stagione esaltante con la maglia del Genoa (alla sua prima esperienza in Italia) per quanto possibile al Milan è riuscito addirittura a superarsi realizzando 6 reti in 5 partite e raggiungendo l’incredibile media di un gol ogni 60 minuti: «Se avessi tutte le qualità di cui parlano i giornali, sarei il miglior giocatore della storia» scherza ai microfoni dell’emittente polacca Przeglad Sportowy il centravanti del Milan. Intorno a lui si è creata un attenzione positiva pari solo a quella di Cristiano Ronaldo alla Juventus, per alcuni non è più questione di “se” ma di “come” segnerà Piatek la prossima partita.

«Spero che il Milan torni grande grazie a me e che un giorno sarò davvero degno di quei paragoni. A mio avviso certe copertine sono esagerate. Prendo solo una parte di quelle lodi. Sono soddisfatto dei gol, non del fatto che grazie a loro ho trovato le copertine». Un umiltà che ben si confà all’atteggiamento iper-professionale e distaccato tenuto da Piatek in questo primo scorcio di stagione in Italia. «Sembra Robocop» ha detto Gattuso, appunto.

Ma Piatek non è la sola buona notizia proveniente dal calciomercato invernale del Milan, con Paquetà l’intesa è già ottima: «Sa come voglio la palla, ha grandi capacità tecniche. Abbiamo creato una vera squadra con quelli con cui mi siedo a tavola durante i pasti, cioè Calhanoglu, Bakayoko, Paquetà, Kessie, Rodriguez e Borini».

Sulla sua esperienza in Polonia finita all’età di 23 anni: «Ho lasciato la Polonia quando ero pronto per tutte queste sfide sotto ogni punto di vista: fisico, mentale, tecnico. Avrei potuto farlo prima, ma ho preferito rimanere per un anno in più e assolutamente non me ne pento. La Nazionale? Non ho problemi a lavorare con Lewandowski o Milik, siamo attaccanti diversi».