Nuovo stadio, dal Politecnico di Milano la soluzione per salvare San Siro

San Siro
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Il docente del Politecnico di Milano Riccardo Aceti ha spiegato il progetto di ristrutturazione dello stadio San Siro

Riccardo Aceti, docente di tecnica delle costruzioni del Politecnico di Milano, ha spiegato ai microfoni di Tuttosport il progetto di ristrutturazione di San Siro, con la creazione di una galleria panoramica sul terzo anello, presentato lunedì in Comune. Queste le parole:

«Ristrutturare San Siro è un bene perché è un elemento simbolo dell’architettura e dell’ingegneria sportiva. E perché ha un’unicità che va mantenuta. Il nostro studio va in questa direzione: non pensiamo a una demolizione, ma a una decostruzione di alcuni porzioni del terzo anello, con l’inserimento nelle torri di ascensori. Le gradinate vengono così sostituite da una galleria chiusa con vetrate che danno sull’impianto e verso l’esterno dove ospitare spazi commerciali, multimediali, un museo e punti di ristoro garantendo allo stadio un’apertura per 7 giorni su 7. Il terzo anello è nato come struttura staticamente indipendente nel 1989-90 ed è l’unico su cui è possibile lavorare senza interferire sulle attività dell’impianto, gestendo quindi l’attività delle squadre nei periodi di cantierizzazione. Sarebbe come tornare indietro alla stagione che ha anticipato i Mondiali in Italia. Costi di questo progetto? La ristrutturazione prevista nel masterplan prevede per una cifra di circa 500 milioni l’abbassamento della copertura, la demolizione del terzo anello, torri comprese, la ristrutturazione pressoché totale del primo anello. È chiaro che limitando l’intervento al terzo anello con l’inserimento dei nuovi volumi tutti in quota ci sarebbe un pesante abbattimento dei costi che varrebbe la pena di essere considerata in funzione di una ristrutturazione di San Siro. La nostra scelta, in tal senso, è radicale: è il nuovo terzo anello, così pensato, che deve dare un valore aggiunto allo stadio, tenendo presente che le dimensioni dell’intervento riguarderebbero 11mila metri quadri, ovvero due campi da calcio. Questa soluzione, che è possibile solo a San Siro, inoltre permetterebbe di mantenere l’unicità dell’impianto nel mondo senza copiare quanto già accade all’estero».