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Messi: «Volevo la maglia di Ronaldo. Ecco cosa mi succedeva all’inizio»

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Lionel Messi si racconta a cuore aperto: ecco le dichiarazioni del campione argentino sui suoi inizi e sulla passione per il calcio

Lionel Messi ha concesso un’intervista fiume al quotidiano argentino Olé.

GLI INIZI – «Già dai 4 o 5 anni camminavo con la palla, ricordo le prime partite con i miei fratelli e i cugini più grandi. Ricordo che una volta giocava il gruppo degli ’86, quindi di un anno più grande di me, e mancava una persona, mia nonna chiese di inserirmi. L’allenatore le rispose che era pazza, che ero troppo piccolo e mi avrebbero fatto male. Invece ho giocato, evidentemente ho fatto delle belle cose e alla fine mia nonna disse di comprarmi le scarpe, perché dalla settimana successiva mi avrebbe portato agli allenamenti. E da lì è iniziato tutto. Non ricordo molto di quando ero piccolo, magari ogni tanto vedo qualche video, soprattutto di quando ero al Newell’s Old Boys. Ma ricordo anche le feste a Rosario, con degli amici che non mi facevano giocare perché ero sempre il più piccolo. Ma era più per cura, per paura di farmi male. Ho fatto di tutto per giocare a calcio, sia nei club che nel mio quartiere».

A BARCELLONA – «All’inizio è stato difficile, quando sono arrivato non potevo giocare a causa di un problema di ruoli, poi quando ho iniziato mi sono infortunato. Per un anno e mezzo non ho potuto giocare, mi sono solo allenato e non è lo stesso. Poi sono stato fortunato perché sono migliorato molto velocemente. Ma prima era tutto più difficile, ora sei lontano ma sei anche vicino con le nuove tecnologie. Mentre all’inizio potevo fare una telefonata ogni 3 giorni. Piangevo sempre, non volevo restare a Barcellona ma allo stesso tempo sì, sapevo che poi avrei voluto tornarci. Ma non era facile per me stare lontano da Rosario. A causa della lontananza e delle difficoltà nel mettersi in contatto ho perso tanti amici. Oggi qualsiasi ragazzo ha un telefono, prima si comunicava per posta o con una chiamata ogni tanto e dopo poco tempo ho perso tanti contatti. Ho ancora qualche amico del mio quartiere, con qualcun altro sono riuscito a riallacciare i rapporti dopo anni. Per me è sempre bello incontrare queste persone».

CALCIO – «Sì, lo guardo molto e mi piace. La tattica la seguo da dilettante e non per studio. Magari guardo come giocano le altre squadre o delle nostre rivali, però non faccio una vera e propria analisi. Mi piace studiare gli avversari, come pressarli, dove farli male, indipendentemente dal fatto che abbiamo allenatori o altri collaboratori che lo fanno, ma mi piace osservarli attentamente».

COPA AMERICA – «Siamo entusiasti di poterla giocare. Sarà diversa senza il pubblico, ma resta una Coppa speciale».

COPA DEL RE – «Ogni volta che gareggio lo faccio per vincere e per raggiungere i miei obiettivi, per ottenere titolo. L’ultima Coppa del Re è stata speciale anche per il momento in cui vivevamo, il club veniva da un paio di anni senza grandi risultati. Abbiamo una squadra giovane, con tanti calciatori nuovi, e per noi questo trofeo ha rappresentato una svolta. E, oltre a questo, a me piace sempre vincere titoli e più ne sono, meglio è».

RONALDO E ROBERTO CARLOS – «Ho iniziato tardi a dare importanza a questa cosa, prima non prestavo attenzione. Era più mio fratello Matias che conservava le cose. Ma mi dispiace non aver chiesto le maglie ad alcuni giocatori che ho affrontato da giovane, come Ronaldo ‘il fenomeno’ e Roberto Carlos. Mi sarebbe piaciuto avere la loro maglia».