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Barak: «L’Italia non è una squadra che può vincere l’Europeo. Io vorrei lo scudetto»

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Barak del Verona si racconta in una lunga intervista al Corriere della sera, nella quale parla anche molto di se stesso ma non solo

Barak del Verona si racconta in una lunga intervista al Corriere della sera, nella quale parla anche molto di se stesso ma non solo.

SULL’ITALIA- «Le aspettative sono alte ed è anche giusto così, ma per me l’Italia non è una squadra che può vincere l’Europeo. Francia, Belgio e anche Inghilterra sono più forti».

BIG AZZURRI- «Insigne ha fatto un grandissimo campionato: in pochi hanno i suoi numeri. E poi Verratti. Mancini fa bene ad aspettare che guarisca: l’Italia non ha un altro come lui».

ASPETTATIVE REPUBBLICA CECA- «Stiamo molto bene. Abbiamo creato una squadra che può essere molto pericolosa per chiunque. Abbiamo giocatori di qualità a cominciare da Schick e giovani con un grande futuro. Abbiamo grande fame e siamo un bel gruppo: è la nostra forza».

GIRONE NON FACILE- «È fondamentale partire bene: se battiamo gli scozzesi passiamo al 99%. Per le altre non sarà facile batterci e con
gli inglesi abbiamo già vinto. L’obiettivo minimo sono i quarti».

SULLA SCONFITTA CON IL GALLES- «Una partita sbagliata, l’Italia deve batterlo per forza».

SU NEDVED- «Non c ’entra quasi più niente con il calcio ceco. Vediamo se torna o resta in Italia: sono curioso».

UN SOGNO- «Il più alto possibile: giocare un Mondiale e l’Europeo fare grandi risultati con la Nazionale, giocare in una squadra che lotta per l’Europa e per lo scudetto».

BULLISMO DA GIOVANE- «Sì, ma non voglio parlarne».

PADRE ALLENATORE- «Dai 4 ai 15 anni. Ha allenato le nazionali giovanili e collaborato con l’Ajax. La sua forza è sempre stata quella di
privilegiare la tecnica, il divertimento, la sensibilità del gioco: il fisico arriva dopo».

TANTI SPORT- «Fare un solo sport credo sia un errore. Per noi è fondamentale provare più discipline: ho fatto ginnastica, basket, nuoto, pallavolo, hockey, un po’ di tutto. È una questione di salute pubblica».

SUI GIOCATORI ITALIANI- «Vedo che pochi italiani vogliono provare un altro campionato, preferiscono rimanere a casa. Ma se vai in un altro Paese cresci anche come uomo e questo ti dà tanto»

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