Bakayoko, ancora dubbi? Ci pensa Fabinho ad esaltarne le qualità

Bakayoko
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Ancora qualche dubbi sulla reale consistenza tattica di Bakayoko al Milan, Fabinho che lo conosce bene prova a spegnere ogni perplessità

Al momento rimane una figura di spicco del parco giocatori rossonero ma con riserva, nel senso che non si sa ancora bene quale sarà il suo ruolo e quale apporto tecnico-tattico potrà fornire alla squadra. Parliamo di Bakayoko, presente 30 minuti nella gara con il Napoli e bocciato da quasi tutte le pagelle, per via di una prestazione generale negativa che ha coinvolto anche lui, alla prima ufficiale.  Il centrocampista del Liverpool Fabinho prova in qualche modo a tranquillizzare la società e a caricare i tifosi che ancora aspettano di vederlo in campo, in qualità di vice Kessie, oppure mediano in un ipotetico schieramento a 2 davanti alla difesa (4-2-3-1). Il giocatore brasiliano ha parlato del suo ex compagno ai tempi del Monaco, ecco le sue dichiarazioni: «Non credo che abbia avuto lo spazio giusto. Ho visto alcune gare del Chelsea e mi era sempre sembrato ad un buon livello. La prima stagione in un nuovo club è sempre difficile e io non mi sarei mai aspettato di vederlo partire. Secondo me il Milan ha preso un grande giocatore. Sono certo che lì potrà dimostrare le sue qualità e tornare ad essere quello del Monaco. Sono certo che se dovesse tornare in Inghilterra lo farebbe con grande forza e potrebbe dimostrare a tutti la sua qualità».

PAROLE PREMATURE- Sentir dire che Bakayoko ha avuto poco spazio dopo due giornate di campionato suona un po’ strano (per essere eufemistici). Anche che sia un grande giocatore appare un po’ prematuro, sicuramente lo sarà come persona, il campo poi dovrà dimostrare queste bellissime parole, importanti soprattutto per l’iniezione di fiducia nei confronti del giocatore. La domanda però sorge spontanea: perchè iniettare fiducia in un giocatore dopo soltanto 2 giornate di campionato? Magari nell’ambiente aleggiano già malumori in base al rendimento in allenamento, oppure il tanto parlare in relazione all’incertezza del suo ruolo la fa da padrone e di conseguenza si tende a correre “ai ripari”.

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