Quanto è costato al mondo dello sport il freno della pandemia?

© foto Trovato l'accordo sulla ripartenza della Serie A

Le perdite (in cifre) delle società di calcio

Prima di parlare di costi e perdite è utile sapere a quanto ammonta il valore economico dello sport e di tutte le produzioni sportive ad esso connesso. Stando a quanto dichiarato dalla FIGC e dalle autorevoli statistiche di Michel Gulbis per il Corriere dello Sport, basta la produzione sportiva a raggiungere la cifra di 30 miliardi di euro. Si parla così di una fetta di mercato pari a quasi il 2% del prodotto interno lordo della nazione. A questo valore che di per sé raggiunge cifre importanti e degne quantomeno di riflessioni a margine, vanno sommati i vari indotti collegati per un valore totale di quasi 60 miliardi. Con quest’ultimo totale si arriva quindi al 4% del PIL italiano.

Considerando unicamente il calcio come sport di riferimento si considerano più di 5 miliardi di fatturato tra lega professionisti e campionati giovanili oltre alle altre federazioni sportive, FIPAV e FIB in cima a tutte. Molto di questo denaro è investito infatti da accordi per diritti TV e da abbonamenti per i tifosi. Con l’arrivo della conseguente pandemia dovuta al Covid-19 l’intero ecosistema sportivo appena descritto rischia quindi perdite ingenti finanche il collasso totale.

I costi economici del freno targato Covid-19 e possibili previsioni

Con particolare riferimento alle perdite relative al blocco generale di tutte le attività sportive in ogni ambito e grado la FIGC ha pubblicato le sue stime. Nel caso che il campionato abbia la possibilità di riaprire e quindi di essere terminato in tutte le sue date, con tutti i disguidi che questo potrà comportare, si calcolano ingenti perdite. Le stime non si riferiscono unicamente al settore calcistico ma comprendono anche i campionati di pallavolo e basket. Senza una, seppur tardiva, mancata ripresa di tutti i campionati si stimano perdite per 313,1 milioni di euro. Una considerevole percentuale deriverebbe dai mancati guadagni di sponsor e marketing. Qualora le previsioni sulle prossime disposizioni governative diano il permesso quantomeno di terminare i campionati a porte chiuse permetterebbe di tamponare in parte l’impatto catastrofico riducendo le perdite a 177,7 milioni. L’intero settore indotto di televisioni e sponsor possono trovarsi dinanzi ad un allontanamento forzato dal proprio pubblico che provocherebbe danni senza precedenti. Un tale scenario si riverserebbe sull’occupazione in questo settore, si stimano infatti quasi 46000 licenziamenti.

Le previsioni sono per ora molto incerte, i tempi e i modi di ricominciare sono al vaglio degli esperti. Si possono infatti rispettare tutti i protocolli in modo rigoroso con piani di organizzazione affidati ad esperti che si basano su regole scientifiche che assicurino prevenzione e precauzioni totali per tutti. Una simile organizzazione dello sport potrebbe però rivelarsi particolarmente dispendiosa, specialmente dopo un blocco come quello che si sta attraversando dove una ripresa è vista più come un investimento incerto e rischioso che una possibile via di salvezza.

Nel frattempo, però, il costante ambiente di incertezza continua a causare danni economici che colpiscono in misura maggiore le piccole società allargandosi fino al vertice in un effetto domino molto pericoloso. Per questo la Lega Calcio ha votato unanime per una tempestiva ripresa dei campionati, le società quindi restano appese ad un filo per poter rientrare in azione cercando di limitare i danni per quanto possibile.

Una piccola nota a margine va ad evidenziare un piccolo ma importante dettaglio che vede implicati il settore delle società e quello delle televisioni. Stando alle dichiarazioni di Vulpis infatti l’accordo tra sport e tv sulla cifra pattuita si basano su un 80% già investito dalle televisioni che a fronte del 67% delle partite giocate genera quindi un disavanzo del 13% che potrebbe essere chiesto dalle tv al mondo dello sport. In caso di stop definitivo quel disavanzo si sommerebbe quindi al resto delle perdite che le società dovranno sostenere.

Le perdite del settore delle scommesse online

Le riflessioni appena fatte per il mondo del calcio giocato e dello sport in generale echeggiano arrivando a ledere in maniera profonda anche i bilanci del mondo delle scommesse sportive. Le principali autorità in questo settore confermano perdite ingenti. Paddy Power e William Hill ad esempio riferiscono di 2,2 miliardi di sterline di retrocessione legata all’incertezza della pandemia. Molte notizie simili arrivano anche da Las Vegas e Atltantic City dove molti casinò hanno chiuso i propri esercizi commerciali. Le conseguenze economiche del Covid-19 non si presenta solo in questo senso, molte complicazioni arrivano infatti dalla gestione dei pagamenti relativi alle scommesse vincenti. Un simile meccanismo potrebbe creare un flusso enorme che potrebbe assorbire l’intera liquidità delle agenzie inducendo al fallimento molte società. Sulla base di queste premesse infatti molti istituti hanno preso la decisione di una chiusura preventiva anche se del tutto momentanea.

Di fatto le scommesse sportive pagheranno un prezzo molto alto, questo settore si muove di pari passo col mondo dello sport giocato. Il 2018 ha infatti registrato uno spostamento di denaro relativo a 8 miliardi; con l’arrivo del Coronavirus e di tutti i blocchi che comporta in questo settore si stimano quasi 750 milioni per ogni mese di lockdown. In Italia si registra infatti un calo delle scommesse dell’80%, questo trend non è destinato a migliorare nel futuro. Molte stime relative agli ultimi venticinque giorni di blocco infatti riferiscono di un crollo degli affari relativi alle scommesse di quasi dieci milioni in 25 giorni di blocco totale.

Le scommesse sportive relative al solo mese di marzo registrano, su una lista aggiornata dei migliori siti di scommesse in Italia, una diminuzione del 33,6% che rappresenta un valore storico. Le spese fanno registrare un dietro front dai 106,4 milioni dell’anno precedente ad un attuale valore di 70,7 milioni. Il trend di recessione non tralascia neanche il settore delle scommesse online che conformemente alla situazione generale registra un -13,7% con una spesa di 45 milioni di euro.

Il caso NBA e l’incognita della ripartenza

L’ultimo degli ultimi contagiati è Smart dei Celtics. Ad un passo dai playoff si resta in una situazione di stallo che lascia tutti su un punto interrogativo legato alla ripartenza del campionato per ora fermo. Il lockdown può infatti essere il preludio ad una situazione che vede il taglio di stipendi dell’1% previsto da contratto proprio in merito a pandemie o epidemie. Il primo ad ipotizzare una situazione del genere è stato Meo Sacchetti, il ct azzurro infatti pensò un taglio del proprio stipendio e come coach del Cremona. C’è chi invece il taglio dello stipendio l’ha operato in autonomia ma per beneficenza, Nicolò Melli ha infatti donato alle strutture ospedaliere di Reggio Emilia. Anche l’NBA quindi è preoccupata dal Covid-19 che continua a diffondersi tra i giocatori; l’ultimo a dichiarare la propria positività è infatti Marcus Smart dei Celtics.
Gli studi e le previsioni non prevedono un possibile rientro e calcolano la cancellazione delle 159 partite con un danno economico di oltre 500 milioni di dollari.