HANNO DETTO
Malore Bove, le dichiarazioni del cardiologo Di Bartolomeo sui possibili scenari futuri
Malore Bove, Di Bartolomeo (cardiologo) analizza la situazione del calciatore della Fiorentina parlando anche dei possibili scenari futuri
Il malore Bove della scorsa settimana ha fatto sorgere molti interrogativi riguardo quelli che potrebbero essere, o meno, i possibili scenari futuri per il calciatore. Potrà continuare a giocare? E perché Eriksen, passato da Milano veste Inter, in Inghilterra può farlo, mentre in Italia ci sono altri protocolli? Domande alle quali risponde sul Corriere dello Sport il professore Roberto Di Bartolomeo, tra i più apprezzati specialisti italiani in chirurgia cardiaca.
IN ITALIA – «Da noi si tende a salvaguardare il paziente, e non può essere mai un male, anche quando questo va contro la sua volontà».
PERCHÉ ERIKSEN GIOCA – «La nostra legge dà una responsabilità enorme al medico. Parliamo in termini brutali: se il paziente torna in campo e muore, viene incolpato il cardiologo. Negli Usa, in Inghilterra, in Germania e in altri Paesi europei ti dicono “hai questa patologia. Se vuoi giocare fai pure, ma a tuo rischio e pericolo».
COSA ABBIAMO CAPITO DI BOVE – «Che a salvarlo è stata la velocità dei soccorsi. Otto minuti dopo il malore era già in policlinico. Su tutto il resto si è detto molto: la torsione di punta, il potassio basso, la cicatrice nel ventricolo sinistro. Ma non si hanno certezze».
SE “DEFIBRILLATO” UN CALCIATORE NON PUO’ PIU’ GIOCARE – «No. Il defibrillatore è un salva-vita, ti fa tornare il ritmo. Ma bisogna sempre fare una diagnosi e capire perché il cuore si è fermato».
IL CUORE DEVE ESSERE PERFETTO ALLA VISITA DI IDONEITA’ – «Logicamente sì. Le aritmie però possono venire anche all’improvviso in un cuore sano».