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Editoriali

Milan, niente drammi: la Champions come trampolino di crescita del club

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Il Milan ha raccolto zero punti nelle prime tre gare del girone di Champions League: l’analisi deve però andare oltre la mera classifica

Il Milan esce sconfitto dalla trasferta di Oporto (1-0 il risultato finale) e complica maledettamente le proprie chance di qualificazione agli ottavi di finale. Servirà infatti un miracolo (leggasi 9 punti nelle ultime tre partite) per centrare l’agognata qualificazione agli ottavi. Tuttavia non è tutto da buttare. La prestazione del Do Dragao è stata sicuramente la peggiore stagionale tra campionato e Champions ma rientra nella casistica di un’intera stagione. Non si può sempre andare a mille e non si può pretendere di essere sempre brillanti specie se hai 5 assenze fra i tuoi titolarissimi.

Aldilà della mera classifica dunque, è importante sottolineare come la Champions di quest’anno del Milan, che è tornato a calcare certi palcoscenici a sette anni di distanza dall’ultima volta, faccia parte di un normale processo di crescita che fa il paio con l’ottima Europa League giocata lo scorso anno. Risulta abbastanza stucchevole andare a valutare ciò che poteva essere fatto meglio a livello tecnico-tattico quando la realtà evidenzia una netta (e normalissima) disabitudine a giocare certe sfide.

Il Porto lo scorso anno ha raggiunto i quarti della competizione (eliminando la Juve agli ottavi) e in generale fa parte della nobiltà europea degli ultimi dieci anni. Anni di oblio sportivo per il Diavolo che sta ora cercando, lentamente ma con costanza, una decisa e convincente risalita. Il calcio, del resto, è molto semplice: più frequenti certi stadi, più giochi contro certi avversari, più migliori sia mentalmente che tecnicamente. A prescindere da come finirà il raggruppamento dunque, Pioli e i suoi dovranno portare in campionato quanto di buono raccolto nel cammino europeo ripresentandosi il prossimo anno con maggiori convinzioni e certezze. Alla squadra vanno poi aggiunti leader in grado di prendere per mano i compagni nei momenti delicati. Un compito che Maldini e Massara hanno bene in mente: l’era del Piolismo è solo agli albori.