La Curva fischia e il Milan lo protegge, chi sbaglia?

Donnarumma
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Il caso Donnarumma al Milan è il manifesto dei tempi che corrono: il dualismo nostalgia-pubalgia e molto più che una diatriba da social

Leonardo Bonucci è stato il perfetto interprete della serata contro il Verona. Impeccabile in campo durante i 90 minuti. Esemplare con la testa del suo giovane portiere fra le mani, ma anche quando è stato l’ultimo dei giocatori rossoneri a rimanere sotto la curva dopo aver lanciato la propria maglia ai tifosi. “Leonardo Bonucci”, è stato l’ultimo coro della serata da parte dei milanisti allo stadio. Sulla stessa linea d’eccellenza Rino Gattuso che ha affiancato, tutelato e protetto Gigio. Proprio per questo motivo, il nostro allenatore ha messo sul campo la sua storia e il suo rapporto personale con la tifoseria. Rino e Leo, due grandi esempi prima di tutto di carattere umano.

Queste le parole riportate dal Milan riguardo la gestione del caso Donnarumma da parte dello spogliatoio rossonero.

Un caso quello di Donnarumma che acquista contorni sempre più spinosi in cui addetto ai lavori, ogni opinionista e ogni tifoso si sente giustamente in diritto di dire la propria. La verità è che i tempi sono cambiati: dalla nostalgia alla “pubalgia” si direbbe utilizzando lo slang social di ultima generazione, ma il punto è un altro. La polarizzazione avvenuta nel calcio nel corso di questi anni, testimoniati dal miliardo speso in estate dal Psg per due calciatori, ha sconquassato ogni tipo di equilibrio fin qui esistente: la Serie A, nonostante le buone prestazioni di Roma e Juventus in Champions non è più un campionato di prima fascia e così il Milan, ottava forza di questa declassata lega, non può essere considerato un Top Club nonostante la propria straordinariamente vincente storia. Un cambio strutturale del calcio mondiale che però non giustifica il degradarsi dei rapporti tra il club, la tifoseria e le proprie bandiere. Già, ma trovate un appartenente alla generazione “Icardiana” o giù di lì capace di essere definito stendardo di un singolo club.

Persino Icardi, capitano e titolare della nomea di “BimbiIcardi” coniata dai social network è in pieno turbine mediatico tra Wanda Nara e Real Madrid. Purtroppo (per i tifosi) e per fortuna (per le tasche di giocatori e dirigenti) il passato è e resta pura nostalgia mentre il futuro contribuirà a creare nuovi casi Donnarumma finché nel calcio ad avere POTERE/SOLDI saranno sempre i soliti tre o quattro club.

La speranza del Milan e dei suoi tifosi è che il movimento ciclico della storia faccia nuovamente il proprio corso riportando lustro e gloria a chi, in questo momento, è rimasto indietro. I rossoneri pertanto devono pensare al campo e al proprio bene a prescindere dalle bandiere o ipotetiche tali perché gli stendardi non hanno volto ma due colori: il rosso e il nero.