Capello: «Ibrahimovic? E’ diventato un campione impegnandosi anche oltre l’allenamento»

Capello ha raccontato durante un evento dedicato allo scouting come Ibrahimovic sia diventato il campione che è oggi mettendosi a completa disposizione del tecnico

Fabio Capello ha parlato oggi all’evento “Allenare la generazione Z: responsabilità, valori, formazione e valutazione attraverso lo scouting” con Mario Beretta, responsabile del settore giovanile del Milan, come relatore principale. L’ex allenatore rossonero ha colto l’occasione per svelare alcuni curiosi retroscena su Zlatan Ibrahimovic, giocatore che potrebbe davvero vestire nuovamente la maglia del club di via Aldo Rossi. «Personalmente sono sempre stato un buon giocatore, senza problemi tecnici. Il fatto però di non esercitarsi ogni volta con la palla aveva fatto perdere a tutti la sensibilità. E’ come un pianista che non si esercita tutti giorni.  Devo dire che migliorammo tutti con Liedholm. – ha detto Capello – Lui aveva la stessa fissazione di Ancelotti, che si è ispirato a lui per la fase di riscaldamento in ogni squadra che ha allenato. Due esempi: Ibrahimovic e Seedorf. Il primo dopo un mese e mezzo alla Juventus venne Raiola e disse: “Lo sai che Ibrahimovic rompe le mani ai portieri?” Io dissi: “Adesso qui da noi hanno rotto solo i cristalli dietro la porta in palestra”. Ibrahimovic ha il 46 di piede e calciava alla sua maniera, perché all’Ajax sono bravissimi ma calciano tutti alla stessa maniera. Allora pian pianino gli ho fatto capire come doveva mettere il piede. Poi gli ho detto: “Sei grande ma non sai colpire di testa”. Lui si è messo subito a disposizione. Ci sono calciatori che nonostante siano grandi campioni non hanno la presunzione di non fermarsi alla fine dell’allenamento, stanno lì tutti i giorni a lavorare».

«Io lo portavo e lo facevo esercitare sui suoi punti deboli perché aveva dei piedoni come Mandfredini e perciò non calciava bene. – racconta Italo Galbiati, vice storico di Capello – Quando mi faceva arrabbiare poi uscivo con questa frase: “Tu se continui così a Van Basten gli porti la valigia”. Per lui era un’offesa incredibile. Quando poi mi diceva: “Io sono Zlatan Ibrahimovic”, io gli rispondevo: “Io sono Italo Galbiati, ho allenato anche Marco Van Basten. Perciò amico devi svestirti del tuo egocentrismo perché sei un campione».

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