Questi primi di giugno stanno portando novità importanti in casa Milan, allenatore, cambiamenti societari, mercato che si affaccia all’orizzonte con investimenti pronti; il tutto ha il profumo di un cambiamento radicale all’interno del club rossonero restando però sempre coi piedi per terra e mantenendo un profilo basso.
Gente che viene e gente che va e su questi ultimi ci sarebbero ancora tante cose da dire considerato che un partente di lusso (un termine che ci sta tutto quello di lusso dopo 14 anni di convivenza con i nostri colori) fa le valigie nel modo più impensabile che poteva esserci: Filippo Inzaghi. L’idolo incontrastato della tifoseria milanista, la leggenda della Curva, saluta il suo popolo da sconfitto e da bandiera bruciata quale purtroppo si è ritrovato ad essere. L’esonero avvenuto in settimana è stato un’autentica mazzata nei confronti di Pippo il quale mai si sarebbe aspettato di salutare la sua squadra del cuore per non dire la sua famiglia uscendo a testa bassa, ricevendo fischi e attestati di disaffezione dopo il tanto amore che da giocatore era riuscito a conquistare.
Ben vengano personaggi del calibro di Sinisa Mihajlovic, di Bee Taechaubol e di chi sia in grado di rimettere in piedi il blasone del Milan. Porte aperte a giocatori che possano fare al caso di questa maglia e ci riportino ai vertici ma basta bruciare le bandiere. Tra i tasselli da cui ripartire vanno rivalorizzati quegli uomini, prima ancora che professionisti, con una dedizione speciale per la maglia che indossano o che allenano. I vari Leonardo, Seedorf e in ultimo appunto Inzaghi hanno già fatto la loro fine, chi verrà dopo ad onorare il Milan che sia degno di una maggior considerazione. Tornare ai vecchi tempi è lo slogan da tenere impresso e da seguire perchè dai successi del passato, da non trascurare affatto, non bisogna dimenticare il DNA vincente del Diavolo, chiamato al più presto a riscrivere pagine di Storia e di vittorie.