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Shevechenko: «Vi dico cosa rappresenta per me il Milan»

Alberto petrosilli

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Shevchenko ha ricordato i suoi momenti al Milan sottolineando come i rossoneri siano stati per lui una grande famiglia

Andriy Shevchenko, ospite di Che tempo che fa, ha raccontato ciò che rappresenta il Milan ai suoi occhi:

Sull’arrivo in Italia: «Al Milan i ritmi non erano diversi dall’Ucraina. Il modo di allenarsi sì, era più tattica. Le partite si giocano ad un’intensità più alta. La prima parola che mi ha insegnato Billy in milanese è stata “Bauscia”, la uso ancora oggi (ride, ndr). Costacurta si è preso cura di me: uscivamo sempre a cena insieme e mi accompagnava in macchina. Albertini? Mi ha insegnato a cucinare e mi ha fatto un corso rapido».

Su Galliani: «L’unica foto che ho messo nel libro è una con Adriano. Ha creduto in me sin dall’inizio, con Braida, da quel freddo di Kiev… È stata una decisione importante per la società, hanno creduto in me e ho vinto un Pallone d’Oro… devo dire grazie a loro».

Sulla finale di Champions del 2003: «Ancelotti mi chiese di calciare per primo, ma andai per ultimo. Mentre mi avvicinavo al dischetto, mi stava passando davanti tutta la vita. Quello che è successo dopo è storia».

Sul Milan: «Non è una squadra, è una famiglia. Quando arrivi a Milanello ti trattano come una persona di famiglia. Allenare il Milan? Un sogno».

SERIE A – «Il campionato è molto più competitivo e il modo di allenarsi è molto più sulla tattica. Il carico di lavoro è importante. Durante la partita si gioca ad un’intensità più alta».

SCUDETTO INTER – «Faccio i complimenti all’Inter, Antonio Conte ha fatto un grande lavoro».

DOPO ISTANBUL – «Erano mesi che non riuscivo a dormire. Non potevo credere che una cosa così potesse accadere. Ancora adesso non riesco a spiegarmelo. Io credo che nello sport del calcio ci siano cose che non possiamo controllare».

 

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