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Ibrahimovic si racconta: «Questo Milan fa sentire giovane anche me»

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Zlatan Ibrahimovic si è raccontato nel corso di una lunga intervista, le parole dell’attaccante svedese sul Milan e sulla sua Nazionale

Nel corso di una linga intervista al The Guardian, Zlatan Ibrahimovic si è raccontato, soffermandosi sul Milan e sulla Nazionale. Le parole dell’attaccante su diversi temi riguardanti i rossoneri e non solo.

ESSERE IBRAHIMOVIC – «Essere me non è facile. Ogni giorno mi sveglio e ho dolori ovunque. Questa mattina ho avuto male dappertutto, ma finché ho degli obiettivi, finché ho l’adrenalina, vado avanti. So che sto arrivando a qualcosa di buono. Sto arrivando in un posto in cui ho bisogno di lavorare per mantenermi al top e continuerò a farlo finché posso. Non voglio avere quel rimpianto se mi fermo e poi, tra un paio d’anni, mi siedo con te e ti dico: ‘Avrei potuto continuare perché mi sentivo bene’. È meglio essere completamente finiti e dire: ‘Non ce la faccio più’. Ma posso ancora farlo e lo sto facendo. Non si tratta di contratti o di essere famosi. Non ne ho bisogno. L’unica cosa che mi fa andare avanti è l’adrenalina perché ogni mattina ho dolori ovunque. Ma ottenere altri due follower non ti guarirà. Ottenere più soldi non ti guarirà. Ottenere attenzione non ti guarirà. Quello che ti guarirà è l’adrenalina. Non ho problemi a soffrire. Per me soffrire è come fare colazione. Ma molte persone non capiscono la sofferenza perché la nuova generazione, con tutte queste piattaforme, deve fare poco per ottenere credito. La generazione di prima di questa doveva fare molto per ottenere qualcosa. Sono molto orgoglioso di appartenere alla vecchia generazione».

MILAN GIOVANE – «Anche se ci sono io, è incredibile: mi fanno sembrare giovane. Mi fa questo effetto, come Benjamin Button. Dopo sei mesi qui avrai i capelli scuri, fidati. Sono molto orgoglioso perché vedo questi giovani giocatori assumersi più responsabilità, cambiare mentalità. Sono molto felice ora. Questa è la mia adrenalina. Esco e corro tanto quanto loro. Lo faccio da 20 anni. La gente pensa: ‘No, Ibrahimovic, devi smetterla’. La mia mentalità dice diversamente. Lo faccio perché quando i giovani mi vedono lavorare dicono: ‘Dopo tutto quello che ha fatto sta ancora lavorando. Devo farlo perché l’ha fatto lui.’ Devo mostrarglielo con l’esempio».

CRESCITA MILAN – «Non sono quel cane che abbaia e non morde: sono l’opposto. Quando sono stato qui per la prima volta eravamo delle superstar. Adesso è piena di talenti, la squadra più giovane d’Europa, ma siamo al top. Quindi è un progetto diverso ed è più soddisfacente perché se hai successo con le superstar, è prevedibile. Questo non è prevedibile».

MALDINI PADRE E FIGLIO – «Uno è ‘Mister Bravo Ragazzo’, l’altro è molto diverso. Sono felice che non siano la stessa cosa perché non è facile per il figlio essere paragonato al padre, soprattutto quando il padre ha la carriera che ha avuto. Stiamo aiutando il figlio in ogni modo. È un grande talento, ma io gli dico: “Fai il tuo gioco, combatti, poi aprirai la strada da solo”. Sono felice. Ho giocato contro il padre e oggi gioco con il figlio. Se quando Daniel avrà un figlio giocherò col figlio di Daniel? È già un miracolo adesso».

IBRA PARLA AL GIORALISTA – «Hai portato con te un libro intero. Il mio tempo è molto costoso. Ma prendi il tuo lavoro molto sul serio e c’è molto di cui parlare. Non sono qui per dire che sto bene perché vengo dal ghetto o che dovresti dispiacerti per me perché vengo da lì. Ne fai il meglio e poi dipende da te. La vita è fatta di alti e bassi. Se tutto è stato perfetto, non abbiamo niente di cui parlare. Facciamo ancora errori. Nessuno è perfetto. Sulle piattaforme digitali metti una foto con 20 filtri e sei perfetto. Ma quando nella realtà non lo sei: sei normale come tutti gli altri. Le persone fingono di essere perfette. Dico: ‘Sono perfetto quando sono me stesso’. Ciò non significa che non farò errori. Ma io imparo da loro. L’altro giorno in Nazionale, ho fatto un placcaggio su Azpilicueta. L’ho fatto di proposito. Non mi vergogno a dirlo perché ha fatto qualcosa di stupido ad un mio compagno di squadra. Ha fatto lo spavaldo con un mio compagno di squadra. Era una cosa stupida ma lo farei lo stesso per fargli capire: ‘Non lo fai, ca**o. Non hai le palle per farlo contro di me. Ma ti mostrerò cosa succede se lo fai a me.’ Ecco perché l’ho fatto. Cosa può dire lui? Non lo dirà a me ma lo dirà al mio compagno di squadra, che non farà nulla perché è troppo gentile. Non è stata una buona cosa per me, ma lo rifarei comunque. Sono io. Non mi vergogno a dirlo».

MANCHESTER UNITED – «Ho avuto una grande esperienza in Inghilterra. Il Manchester United è un club fantastico e abbiamo vinto un paio di trofei. Parlano troppo del passato. Quando sono andato mi sono detto detto: “Sono qui per concentrarmi sul presente e per creare la mia storia”. Ma quando ne hai troppa diventa come un loop. Devi pensare al presente oppure andare in ospedale e pulirti la testa».

PREMIER LEAGUE SOPRAVVALUTATA – «La qualità è sopravvalutata dal punto di vista tecnico. Ma la Premier League ha qualità diverse, come il ritmo. Puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma se non riesci a gestire quel ritmo non puoi cometere. In Spagna, Francia, Italia la tecnica è migliore. Ecco perché ci sono così tanti stranieri in Premier League. Portano la tecnica».

FAMIGLIA IN SVEZIA – «Non è facile, ma mia moglie si prende cura dei bambini. Lo facciamo funzionare. Quando c’è tempo libero ci vediamo e siamo tutti felici».

PANDEMIA SENZA FAMIGLIA – «Ero solo. Le cose erano molto rigide e non potevi viaggiare. È stato strano perché in quei momenti stai con i tuoi cari e io non potevo. Ma poi si sono aperti un po’ e sono tornato a casa e sono rimasto con loro per due mesi».

PARLOE LEBRON JAMES RAZZISMO – «Lo sport unisce le persone. La politica le divide. Se parliamo di razzismo, è un’altra cosa. È qualcosa su cui non sono d’accordo. Ma non faccio politica. Se lo facessi, ora sarei presidente. LeBron James? Non lo conosco personalmente. Non lo giudico. Qualunque cosa faccia con i razzisti, ha ragione, perché quando 50.000 ti chiamano zingaro del cazzo, è lo stesso. Anche questo è razzismo. Ma non faccio politica, faccio sport. Questo è il modo in cui diffondi l’amore».

FUTURO SENZA CALCIO – «Se mi preoccupo per il futuro, non mi concentro sull’oggi. Sono il tempo presente. Carpe Diem».

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