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Gattuso: «Con Kessié non c’è rancore, futuro? Tra 2 mesi dirò la mia»

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Gennaro Gattuso nella conferenza stampa pre Sampdoria-Milan ha parlato del rapporto con i giocatori ma soprattutto del suo futuro in rossonero

Il tecnico Gennaro Gattuso ha così parlato alla vigilia di Sampdoria-Milan, sfida molto importante per confermare il quarto posto e ambire anche ad una posizione in classifica anche migliore: «Obbligatorio calarsi nella mentalità e nella consapevolezza di affrontare una squadra che ci ha messo in grande difficoltà sia in campionato sia in Coppa Italia. In avanti si muovono bene, in difesa non la trovi impreparata. Allenata da un grande allenatore, domani serve una grande prestazione. Abbiamo lavorato bene due settimane, dopo il derby grande amarezza. Chi è rimasto si allenato con entusiasmo».

Sulla tattica nel derby: «Le idee ci sono. Ricevevo i complimenti, che assomigliavo a Nereo Rocco. Poi quando abbiamo provato a fare qualcosa di diverso … bisogna vedere le caratteristiche dei giocatori, ma a me piace cambiare. Fare pressione, a me piace quel tipo di gioco, lo facevo da calciatore. Nel derby ho sbagliato, mi assumo le mie responsabilità: l’Inter aveva giocato giovedì, aveva perso energie, avevo preparato la partita in un certo modo. L’avevamo preparata così, con la pressione più alta. Non siamo stati bravi abbastanza: squadra scollata, negli ultimi 22-26 metri, abbiamo giocato su 40 metri. La posizione di Vecino e le imbucate ci hanno messo in difficoltà. L’errore più grande è stato mio, ho avuto la presunzione di fare qualcosa di diverso: continuiamo a fare ciò che sappiamo fare meglio»

Sulla lite Biglia-Kessié: «Ho avuto un confronto con lui. Era in programma oggi la chiacchierata. Non porto rancore, ma, a livello professionale, ed i miei giocatori lo sanno, sin dal primo giorno in cui sono arrivato, che mi posso strappare il cuore e ci possono palleggiare. Ma ci vuole rispetto di tutte le componenti dello spogliatoio. Sono stato deluso, ma non porto rancore. Questa società ha dei valori. Nella mia carriera da calciatore ho sbagliato anche io, come con Jordan, ho sempre messo la faccia e pagato a caro prezzo, mi sono assunto la mia responsabilità e la società me l’ha sempre fatto pesare. Dopo Milan-Tottenham ci fu Chievo-Milan, Galliani voleva togliermi la fascia, io ero capitano all’epoca. Voleva dare un segnale, poi la squadra si è opposta. Credo fortemente in questo aspetto. Non sono arrabbiato con Franck, c’è delusione da parte mia ma è finita. Domani pensiamo alla partita: abbiamo 10 finali, ci giochiamo qualcosa di importante, dobbiamo essere bravi a non perdere la testa e pensiamo partita dopo partita»

Su San Siro: «E’ il cuore, la storia. Sono state giocate grandissime partite. Ma bisogna capire le esigenze del club che vuole tornare a giocare ai livelli dei top club europei. E’ giusto che la società stia pensando a fare qualcosa di diverso»

Sulla reazione dopo il derby: «4-5 mesi fa contro il Betis facemmo fatica. Non ci mancano gli stimoli in questo momento. Il derby era la partita più importante degli ultimi 6-7 anni a San Siro, e l’abbiamo sbagliato. Così come abbiamo sbagliato l’anno scorso quella con l’Arsenal: sembravano due partite fatte con lo stampino, con la stessa pressione. Per quello faccio sempre i soliti discorsi, a volte anche mi stufo. E’ stata una mazzata, una sconfitta che brucia, ma abbiamo il dovere di andare avanti. Noi siamo primi per il nostro Scudetto: mancano 10 partite, e ci stiamo giocando il nostro Scudetto, il posto in Champions League. Se il primo tempo finiva 0-3 l’Inter non rubava nulla. Ma se fosse finita 3-3? Contro il Sassuolo, se Boga non prendeva il palo, finiva 1-1. Gli episodi ti fanno cambiare giudizio nelle partite. Se Castillejo e Cutrone nel derby avessero segnato, cambiavano i giudizi. Il primo tempo, vero, è stato imbarazzante, orribile, ma non è stato da buttare. Contraccolpo riassorbito? Lo dico domani. Vedo una squadra che sta quello che si sta giocando, che è rimasta delusa, al di là della sconfitta, anche dall’episodio che è successo. Sono segnali positivi di una squadra che vuole raggiungere l’obiettivo»

Sull’atteggiamento della squadra contro la Sampdoria: «Voglio vedere il solito Milan. Contro l’Inter non abbiamo capito nulla. Voglio una partita anche anche meno bella, ma migliore».

Su Vialli possibile Presidente della Sampdoria: «Se ti rispondo, si offende Ferrero. E’ stato un grande calciatore, un uomo di sport, amato dalla gente. Rimane l’uomo, un personaggio unico, fantastico, squisito da ascoltare. E’ stato un grandissimo giocatore ed è un grande uomo e personaggio».

Sul momento della squadra: «Bisogna capire sempre i pregi e i difetti della squadra che si allena. Per caratteristiche dei giocatori, facciamo fatica a fare un certo tipo di calcio. Lo dicono le statistiche, le partite, quando vogliamo fare una pressione più alta. Per mesi avete fatto i complimenti alla linea di difesa, ma andavano fatti i complimenti a tutti. Quando fai 8-9 partite senza subire gol è perché c’è attenzione, sei più corto. Se devi correre 60 metri all’indietro, si fa più fatica».

Sul proprio futuro: «Lo saprete a fine stagione. Tra due mesi vi dico quello che penso veramente. Non penso al mio contratto ora, io penso all’obiettivo da raggiungere. Sono focalizzato sul mio lavoro ed a riportare il Milan dove merita. Leggo tante chiacchiere, mi faccio scivolare tutto addosso e continuo a lavorare. Quando finirà il campionato vi dirò quello che penso e quello che farò».

Sui giocatori poco utilizzati: «Non sono masochista che faccio giocare certi tipi di giocatore per perdere le partite. Guardiamo al presente, dobbiamo capire perché siamo arrivati in questa posizione che ci stiamo giocando qualcosa di importante. Il gruppo, gli atteggiamenti ed i comportamenti sono più importanti dei singoli giocatori. Kessie-Biglia? Non si poteva far passare una cosa così, quando indossi una maglia come quella del Milan, in una partita dove ci guardava tutto il mondo. Domani il campo dirà quello che succede. Non perdiamo le partite per la questione della litigata. Abbiamo ancora 10 partite, non ci diamo le coltellate. Nel derby ho sbagliato io, che ho chiesto qualcosa di diverso alla squadra, ho pensato alle motivazioni, e di pressare in maniera un po’ più alta. L’Inter è stata più brava, usciva bene dalla nostra pressione, nel primo tempo si trovavano sempre 3 contro 3, 4 contro 4, sempre in campo aperto a giocare con loro. Ho dato io un segnale alla squadra di fare qualcosa di diverso e me ne sono preso le responsabilità. Castillejo è entrato nel secondo tempo, ha fatto bene, ma ha giocato quest’anno, più di 20 presenze, non sempre è partito titolare vero, ma i ragionamenti devono essere altri. Non siamo settimi: dobbiamo avere voglia e furia di farci trovare pronti».

Ancora sul derby: «Non è stata la posizione di Vecino a metterci in difficoltà, ma il nostro atteggiamento. Poi lo avevo detto il giorno prima che lui era un giocatore bravo a creare problemi. Abbiamo sbagliato noi qualcosa. Sbaglio a preparare le partite contro le grandi? Sì, forse, ma se sono grandi, forse qualcuna è più forte di noi, bisogna rispettarla e fare un altro tipo di calcio. Io devo crescere. Normale che voglio crescere con il Milan, ma in questo momento non voglio parlare di questo. Voglio parlare della parte finale della stagione, abbiamo un obiettivo che vale lo Scudetto, ovvero riuscire a tornare in Champions League».

Sulle parole di Scaroni: «Quarto posto meglio dello Scudetto? No, con tutto il bene per il Presidente, preferisco vincere uno Scudetto. Noi, però, oggi, dobbiamo ragionare così. Dal punto di vista economico, meglio qualificarsi in Champions League. Però se potessi barattare e vincere due Scudetti, per due volte non andrei in Champions League. Però ci sono dei conti da fare, dei parametri da rispettare. Ma da tifoso, la penso così. E se l’andate a chiedere ad un milione di tifosi, la pensano così».

Sui giocatori in grande spolvero con le Nazionali: «Buttarla dentro fa bene, ma bisogna calarsi poi nella nostra realtà. Hai squadre diverse, compagni diversi. Hanno segnato, ed è molto importante. Ora, però, testa a quello che va fatto con la maglia del Milan».

Su Suso e Paquetá: «Anche nel Flamengo giocava mezzala, anche Tite nel Brasile lo mette mezzala. Poi in Nazionale fa meno fase difensiva, ma nel Flamengo giocava lì. Per me non è una novità. Suso? Non faccio il mago, non so che Suso vedremo domani, ma abbiamo bisogno di un Suso che dà continuità al suo gioco, che ha meno pause, perché é importante, riesce a darci qualità ed a mandare i compagni in gol. Bisogna dargli fiducia, ci può dare una mano».

Sul rapporto con i singoli: «Se oggi siamo in questa posizione, è perché nelle difficoltà questa squadra è stata unita, ha portato pazienza, si sono rispettati tutti con grande serietà. E’ stata la nostra forza. Può succedere che si litiga, può succedere che un compagno non apprezza un gesto, un comportamento. Poi c’è lo spogliatoio, dove ci si dice le cose in faccia. Noi non siamo il Grande Fratello, che è in tv 24 ore su 24. Noi, se c’è qualcosa che non va, dobbiamo dirci le cose faccia a faccia e chiarire, nello spogliatoio, nel mio ufficio, in sauna. Per questo ci sono rimasto male ma abbiamo chiarito questo aspetto qui».

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