Gerry Cardinale e i bilanci del club: Alessandro Giudice fa chiarezza sulle cifre investite da RedBird e sulla reale provenienza dei budget di mercato
Nelle recenti interviste rilasciate a La Gazzetta dello Sport e al Corriere della Sera, il proprietario rossonero Gerry Cardinale ha voluto rivendicare con forza l’impegno economico profuso nei suoi quattro anni alla guida del club. Una tesi che oggi è stata analizzata nel dettaglio dall’esperto di economia e finanza Alessandro Giudice sulle colonne del Corriere dello Sport, smontando parzialmente la narrativa del numero uno di RedBird sulla gestione delle risorse finanziarie.
Il chiarimento sugli investimenti e il parallelo con l’Inter
Nel suo editoriale, Giudice evidenzia una sottile discrepanza tra la narrazione societaria e la realtà dei flussi di cassa rossoneri. Secondo l’esperto, quando il patron rivendica di aver immesso ingenti capitali, scaricando implicitamente sulla dirigenza la colpa di averli gestiti male, omette un dettaglio fondamentale: RedBird ha investito per rilevare le quote da Elliott, ma il mercato del Milan si è auto-finanziato attraverso i ricavi generati dal club stesso. Questo modello virtuoso, d’altronde, rappresenta la normalità nel calcio moderno: basti pensare che la stessa Oaktree non immette liquidità per finanziare la campagna acquisti nerazzurra.
L’equivoco del “cacciare i soldi” e il Player Trading
Da anni il giornalismo economico prova a educare la tifoseria al concetto che una proprietà sana non deve ripianare continuamente le perdite con continui aumenti di capitale, poiché quel meccanismo è quasi sempre sinonimo di una gestione fallimentare. Sorprende quindi che sia proprio un manager finanziario come Gerry Cardinale ad alimentare questo vecchio equivoco. La vera svolta virtuosa della società è arrivata dalla capacità di cedere al meglio anche quei calciatori che sembravano avere meno mercato, un’eccellente combinazione di fonti che ha permesso di far registrare una crescita costante del budget sportivo senza pesare sulla holding.