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Sportweek, omaggio a Kobe Bryant: a breve l’anniversario della scomparsa

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Sportweek, omaggio a Kobe Bryant: a breve l’anniversario della scomparsa, il settimanale di Gazzetta lo ricorda con il pensiero dei grandi

Sportweek, omaggio a Kobe Bryant: a breve l’anniversario della scomparsa, il settimanale di Gazzetta lo ricorda con il pensiero dei grandi. 24 ricorsi, oltre alle tappe della sua vita riportate tra le prime pagine del settimanale. Il 26 gennaio sarà un anno esatto dalla scomparsa del campione, grande tifoso rossonero. Di seguito le parole di Ambrosini, campione con il Milan e grande appassionato di Basket.

ERA TUTTO- «Era ambizione, che rappresenta la motivazione più importante in chi fa sport professionistico. Di conseguenza era voglia di vincere, di migliorarsi costantemente facendo fatica e senza scendere a compromessi, prima di tutto con se stesso, per arrivare al successo. Kobe sapeva che, per dare l’esempio, non bisogna per forza fare i simpatici coi compagni di squadra».

SIMILE AD IBRA- «Tra i due vedo in effetti un punto in comune: la provocazione verso i compagni di squadra come stimolo a migliorarsi. Ma Ibra ha un lato scherzoso che non so se e fino a che punto Bryant avesse. Però, non avendo conosciuto Kobe di persona, non voglio azzardare certi confronti».

L’ASPETTO CHE MI COLPIVA- «in campo l’aspetto di Kobe che mi colpiva di più era la determinazione, la capacità i essere decisivo quando contava. Dal punto di vista tecnico me lo sono goduto più di quanto abbia fatto con Michael Jordan, verso il quale, per una questione di mia giovane età, ho provato un sentimento di pura ammirazione».

NESSUNA CLASSIFICA PERSONALE-  «Nessuna classifica. Posso dirti invece i nomi di tre
giocatori, il primo più di nicchia, per i quali ho perso la testa: in ordine cronologico, Jason Williams, Nashe Steph Curry. Perché? Perché avevano, e Curry ha, tutto quello che non possedevo io su un campo di calcio: fantasia, estro, talento».

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