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Sheva incontra Billy e Ambro: «Vi racconto il rigore di Manchester e l’incubo di Istanbul»

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Sheva incontra Billy e Ambro: ecco le dichiarazioni in diretta dei tre ex storici giocatori rossoneri

Sheva incontra Billy e Ambro: ecco le dichiarazioni dei tre ex storici giocatori rossoneri in occasione della promozione del nuovo libro dell’ucraino “La Forza Gentile”. Le parole:

Le parole di Shevchenko

Sull’arrivo al Milan – «Quando sono arrivato ero un ragazzo timido. Sono stato accolto bene. Billy e Ambro mi hanno accolto bene e mi hanno fatto crescere»

Su Milanello – «Quando sono arrivato c’era una grande fila di tifosi che non avevo mai visto. E’ stato impressionante. La struttura anche»

Sulla cattiveria in campo – «La fame di vincere mi trasformava in qualcosa di diverso in campo. Mi piaceva giocare le partite importanti e difficili. Mi trasformavo in una persona diversa»

Sugli inizi – «Da quando ho cominciato con il calcio ho sempre avuto fame, voglia di vincere e di fare qualcosa di diverso dagli altri»

Su Kaka e Rui Costa – «Rui Costa e Kakà erano diversi. Ricky aveva un’accelerazione in mezzo al campo letale. Andava sempre via agli avversari con 20 metri di accelerazione e poi aveva la freddezza per leggere i tempi e fare gli assist. Rui Costa era diverso, ma il Milan ne aveva tanti. Anche Pirlo faceva dei lanci bellissimi, sui cross c’erano Serginho e Cafù»

Sui potenziali eredi – «In Italia Belotti mi somiglia»

Sulla scelta di Braida e Galliani – «Dopo quella partita, in cui non ho giocato bene, non ero sicuro che volessero prendermi. Braida ha convinto Galliani e il resto è storia. Con la Dinamo Kiev eravamo forti, sono cresciuto in un ambiente con un grande allenatore. Un’esperienza che mi ha aiutato tantissimo e che mi ha fatto apprendere tante cose sul calcio»

Sulla preparazione in Ucraina – «La cultura italiana è diversa. In Ucraina non giocavamo partite intense come in Italia. Avevamo giusti carichi di lavoro per giocare le partite di Champions League, unica possibilità per mostrarci al calcio europeo. La nostra metodologia di lavoro con Lobanovski era molto basata sul fisico»

Sul rigore di Manchester – «Difficile spiegare a parole. Mi emoziono a rivedere quelle immagini. E’ stata una partita che mi ha cambiato la vita, storia del calcio europeo. Ero sicuro, volevo tirare quel rigore, quando andavo per tirare sapevo che non dovevo cambiare decisione sul lato. Ancelotti mi aveva chiesto di tirare il primo rigore, ma io ho voluto tirare l’ultimo»

Sul Istanbul – «Ci abbiamo creduto fino alla fine. E’ stato un thriller. Eravamo forse più nervosi del solito. Ho visto Dudek partire a destra, ho cercato di piazzare la palla ma lui è riuscito a parare. E’ stata una sconfitta che ha pesato tanto. Non dormivo bene per due mesi, è stata pesante»

Sul gol più bello – «Primo posto al gol contro la Roma, pallonetto di sinistro. E’ stato il più difficile»

Sul gol alla Juve – «Non era un cross, era un tiro. Ho provato a tirare e ho trovato con fortuna l’angolo»

Sull’atleta preferito – «Michael Jordan è stato il più grande di sempre. Non ho mai visto un atleta così perfetto»

Su Boban – «Conosce bene la realtà del calcio ed è importante per il ruolo che ricopre. Il calcio ha bisogno di persone come lui»

Sulla Superlega – «Non ho capito il senso di costruire un torneo del genere. Non si capiscono le regole. Secondo me non c’era un senso di fare una cosa del genere. La Champions è un torneo così bello, che da possibilità a tutte le squadre di poter partecipare e anche magari vincere. Tanti giocatori da squadre piccole sono arrivati nelle grandi grazie alla Champions League»

Su Juve Milan – «La Juve sta attraversando un anno difficile. Il Milan ha fatto un buon campionato ma ora sta soffrendo un pochino. C’è un po’ di stanchezza. Sentiranno entrambe l’importanza della partita»

Sugli ex compagni allenatore – «Sta facendo benissimo, sta facendo un ottimo campionato. Per Pirlo è il primo anno e non è facile, la Juve è in transizione. C’è un passaggio difficile da gestire. Pippo ha fatto un grandissimo girone d’andata, poi al ritorno un po’ di partite difficile ma adesso gioca contro il Cagliari una partita decisiva. Ha possibilità di vincere e rimanere in Serie S»

Un saluto ad Ambro e Costacurta- «Vi voglio bene, grazie per tutti gli anni che abbiamo vissuto insieme. Un abbraccio»

Le parole di Costacurta

Su Sheva – «Sheva quando scendeva in campo non faceva differenza tra partita e allenamento. Non aveva ansia da prestazione, per lui era un piacere»

Sull’arrivo al Milan di Sheva- «All’epoca la campagna acquisti del Milan era sempre puntata ai migliori giocatori. Sheva era puntato da tutti»

Sul rigore di Sheva – «Aveva un volto che non vedeva l’ora di tirarlo. Non aspettava altro»

Su Juve Milan – «Chi perde forse è fuori. Entrambe hanno un calendario difficile. Credo che ci vinca rimarrà in corsa, chi perde invece è nei guai»

Sui ricordi con Sheva – «Abbiamo condiviso momenti importanti. Mi ricordo quando aveva conosciuto la moglie. Era innamorato pazzo. Era rimbambito ogni volta fuori da Milanello, ma al campo d’allenamento era un soldato»

Su Sheva allenatore – «E’ molto attento ai dettagli e lavora tatticamente. Lavora molto su difesa e centrocampo, mentre in attacco lascia più libertà. Ha una bella squadra in Nazionale e può fare bella figura. E’ molto attento»

Le parole di Ambrosini

Su Sheva – «Eravamo in camera insieme. Per rompere la sua timidezza mi ha regalato un dizionario Italiano-Russo. E lo usavamo per chiederci il telecomando»

Ancora su Sheva – «Aveva una forza fisica che lo rendeva diverso. C’era un contrasto tra come era fuori, gentile, e dentro al campo, cattivo»

Sul fisico di Sheva – «Ai test di Milan Lab, che per ogni esercizio prevedeva tre prove, lui ci provava sempre fino a che non raggiungeva il record della squadra»

Che tipo di giocatore era Sheva – «Giocava tanto con la squadra, dialogava con i compagni. Aveva tanta capacità aerobica e aiutava tanto»

Su Istanbul – «Non si può cancellare. Per fortuna lo abbiamo reso meno brutto rifacendoci due anni dopo. Ma quella sera lì non si cancella. Le grandi sconfitte rimangono»

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