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Seedorf: «Al Milan avevo la media punti più alta rispetto agli ultimi allenatori»

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L’ex giocatore e allenatore rossonero Clarence Seedorf ha parlato della sua esperienza sulla panchina del Milan

Clarence Seedorf, ex giocatore e allenatore rossonero, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Goal.com. Queste le sue parole:

Sull’esperienza da allenatore del Milan – «Mi sentivo pronto. E anche i risultati hanno dimostrato che ero pronto. Purtroppo il club in quel momento era abbastanza instabile perché la proprietà voleva vendere e mi sono ritrovato in un ambiente turbolento. Ho avuto la media punti più alta rispetto agli ultimi allenatori del Milan e il modo in cui giocavamo rispecchiava il DNA del club. Ho preso la squadra quasi in zona retrocessione e l’ho portata a lottare per un posto in Europa. Come allenatore col Milan abbiamo fatto un lavoro incredibile in un periodo di crisi»

Sulla rottura con il Milan – «Avevo altri due anni di contratto ma il club era in una situazione veramente difficile. Dopo di me hanno cambiato tre allenatori in due anni. Hanno speso 100 milioni eppure nessun allenatore ha fatto meglio. Prima c’era Allegri, che alla Juventus ha vinto tutto, ma col Milan era in zona retrocessione. Io non potevo dire di no al Milan, spero che sia sempre il mio club come il Real Madrid, il Botafogo, la Sampdoria, l’Ajax, l’Inter e tutte le squadre in cui ho giocato. Mi dispiace per i tifosi che hanno sofferto molto in questi anni, spero che possano godersi finalmente una stagione da Milan»

Sul razzismo – «Non lo dico io, lo dicono i numeri, dovrebbero esserci le stesse opportunità per tutti, lo stesso trattamento. Prendi il mio esempio, i punti che ho fatto, 35 punti in 19 partite, e sono stato esonerato, mentre gli allenatori che sono venuti dopo di me hanno fatto meno punti ma sono rimasti un anno intero, allora ti chiedi quali sono i parametri di valutazione? Quali sono i criteri? E non è solo legato a me. Quanti allenatori o manager di colore occupano posizioni rilevanti nel calcio europeo? E nelle Federazioni? La percentuale è molto bassa, l’1% o meno. La diversità che vediamo in campo non si riflette nelle panchine o nelle dirigenze. E’ qualcosa che è legato alla società e il calcio rispecchia ciò che succede nella società».

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