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Saelemaekers: «Scudetto? Puntiamo a fare il meglio possibile»

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Saelemakers ha rilasciato una lunga intervista dove parla del Milan, degli obiettivi della squadra, di Pioli e della Nazionale

Alexis Saelemaekers, ha rilasciato una lunga e interessante intervista ai microfoni di La Dernière Heure. Queste le parole complete dell’esterno belga del Milan.

Sull’ultima sconfitta personale: «Ahi. Sto pensando. Immagino che debba essere ad Anderlecht?».

È definito il “talismano” in Italia: «È lusinghiero. Non è un solo uomo a fare la differenza. Sono stato fortunato a trovarmi nelle giuste circostanze al momento giusto».

Nessuno lo conosceva: «È vero che quasi nessuno mi conosceva inizialmente. Sono contento di aver potuto mostrare alla gente di cosa sono capace. Sono contento di quello che sto facendo».

Sul primo anno a Milano: «Ho scelto la parola ‘sogno’. Volevo tutto quello che è successo ma non puoi controllare tutto. Per me, tutto è andato a posto nel miglior modo possibile. Sto vivendo un sogno ad occhi aperti. Ho lavorato sodo per arrivarci».

Sui complimenti di Maldini: «In un club come questo devi dimostrare che ti piace la tua maglia. Il mio modo di farlo è correre il più possibile. A volte devo riposare perché sono talmente cotto ma do il massimo, ogni volta».

Sui chilometri percorsi a partita: «Quando gioco 90 minuti giro i 12 chilometri percorsi, di cui 800 metri ad altissima intensità. Sono buoni numeri».

Sul soprannome “Salamandra”: «Inizialmente hanno scelto questo soprannome perché è quello che intendevano con il mio nome, difficile da pronunciare per un italiano:” Salamandra “. Non mi avevano ancora visto correre ma si è scoperto che avevano scelto l’animale giusto: corro dappertutto e non sono facile da catturare (ride)».

Sui problemi muscolari: «Ho avuto qualche problema fisico e qualche volta ho dovuto giocare senza essere al 100%. In Italia il le tecnologie sono in prima linea nel recupero. Le macchine per la crioterapia aiutano molto il corpo dopo un grande sforzo. E poi c’è il recupero invisibile di cui mi parla spesso Jean-François Lenvain (ndr: il suo mental coach)».

Il beniamino di Pioli: «Dovrei chiederlo a lui. Comunque sento una vera fiducia tra di noi. Ci parliamo molto. Dopo le partite, mi fa vedere cosa ho fatto bene e cosa ho fatto meno bene. È bello avere un allenatore a cui sono così vicino. Mi dà fiducia in campo».

Sul trasferimento di Pioli all’Anderlecht: «Sì, me ne ha parlato. Era nell’era di Van Holsbeeck, mi ha detto. Era stato contattato, ma alla fine è stato Weiler a ottenere il lavoro».

Sullo scudetto: “Siamo concentrati sulla quotidianità, senza guardare troppo avanti. Puntiamo a fare il meglio possibile».

Sul rapporto con i tifosi: «È difficile creare un legame, ma incontro regolarmente sostenitori per strada. Sono sempre molto aperto e parliamo. È la prova che faccio un buon lavoro in campo. Mi piace avere questo contatto con le persone. Sono felici di parlare della società. Spiego loro cosa sta succedendo. Adesso ho una buona padronanza dell’italiano, è più facile».

Sull’integrazione al Milan: «Sono anche fortunato ad avere il mio agente Jean-Marc (Schellens) che è spesso con me. Possiamo discutere di molte cose insieme e lui mi porta il suo pensiero su certe situazioni nel club. Non tutti i giocatori hanno questa possibilità quando vengono in un nuovo paese».

Sugli obiettivi del 2021: «Voglio diventare un giocatore più coerente. I grandi giocatori sono quelli che riescono ad essere più forti di partita in partita. Voglio dimostrare che posso essere un giocatore di punta».

Sul modello da seguire: «È facile, ce l’ho davanti tutti i giorni: Zlatan Ibrahimovic. A 39 anni viene a Milanello tutti i giorni, lavora come un matto ed è lui che ci vince le partite nei fine settimana. Questo è un esempio».

Su Ibrahimovic: «A volte è un po’ offensivo (ride). Siamo una squadra che non è abituata a essere in cima alla classifica negli ultimi anni. Avere qualcuno che sa tutto questo è importante. Se urla, vuol dire che c’è un motivo. Stai zitto e ascoltalo. È una leggenda e sa di cosa sta parlando».

Sull’Europeo: «Lavoro tutti i giorni per essere bravo al Milan. Se al mister piace e vede qualcosa del mio gioco che gli piace, sarò molto contento».

Sulla prima chiamata della nazionale: «Se fossi stato di nuovo all’Anderlecht, sarebbe stato diverso. Ma essendo a Milano da un anno, non ero disorientato. È la stessa mentalità, lo stesso mondo. Spero di poter tornare».

Se Martinez, allenatore del Belgio, gli ha parlato: «Sì, molto. Prima della Costa d’Avorio, mi ha mostrato molte immagini di come giocava la squadra e cosa si aspettava da me. Mi ha dato fiducia nel gruppo. Vediamo subito che è un grande allenatore».

Sull’Anderlecht: «L’Anderlecht sta tornando bene. La squadra ha le spalle per essere in cima alla classifica. La mentalità sta cambiando, con un bel gioco e tante occasioni. Il progetto di Vincent Kompany inizia a decollare».

Su Lokonga, nome che interessa al Milan: «Ho già messo il suo nome un paio di volte (sorride). Sarebbe meraviglioso se potesse venire qui. Il legame con lui sarebbe tornato. Albert ha le qualità per andare nei più grandi club del mondo».

Sempre su Lokonga: «Sì, è un altro giocatore. Ricevere la fascia lo ha aiutato molto. Si prende sempre più responsabilità. Conoscevamo le sue qualità da molto tempo ma aveva bisogno di tempo per affermarsi. che sta facendo».

Se l’Anderlecht si è pentito: «Non ne abbiamo parlato, ma dobbiamo contestualizzarlo. Un anno fa, il club era felice di avere questa somma per me, quando ero un riservista. Ora, potrebbe esserci un po’ di rammarico ma so che sono contenti anche per me ad Anderlecht».

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